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Modena In duomo il funerale solenne

Dalle 10 camera ardente nel foyer, sulla bara in acero girasoli, rose e anthurium Alle 14 il funerale in Cattedrale accompagnato dal canto di alcuni suoi ex allievi

MODENA Centinaia di cittadini, e tra loro numerosi suoi allievi, hanno dato l'addio a Modena a Mirella Freni, stella della lirica morta a 84 anni domenica pomeriggio.

La liturgia funebre si è tenuta nel Duomo dove la cerimonia è stata presieduta dal vescovo Erio Castellucci. Precedentemente la salma era stata sistemata al Teatro Comunale che porta il nome del suo grande amico Luciano Pavarotti, luogo che Mirella Freni ha più volte definito come una sua seconda casa.

«“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Quasi riecheggiando queste parole di Gesù, Mirella Freni ha cantato tante volte, a partire dal suo debutto al Teatro Comunale, la parte di Micaela dalla Carmen di Bizet: “quello che mi è stato donato, io ve lo donerò”. È stata una di quelle rare persone che hanno interpretato la loro esistenza come la restituzione di un dono ricevuto».

L’arcivescovo Erio Castellucci ha ricordato con queste parole Mirella Freni, commentando il brano del Vangelo (Mt 10,8-13) scelto dai familiari, nell’omelia della Messa esequiale celebrata oggi pomeriggio in un Duomo gremito di fedeli, appassionati di lirica, ammiratori e autorità per l’ultimo saluto alla grande artista. «Ha coltivato il suo talento, non lo ha sotterrato, per donarlo a tutti», ha aggiunto l’arcivescovo. Un corteo ha accompagnato la salma dal teatro al Duomo. Numerose le autorità presenti al funerale, tra loro anche Laura Agea, sottosegretario alla Presidenza del consiglio.

Sono stati alcuni degli allievi di Freni ad accompagnare il funerale con musiche di Mozart, Bach e Schubert. Protagonista anche la Corale Rossini che ha eseguito il Requiem di Puccini, l'Alleluia di Mozart, il Padre nostro gregoriano, la Messa Solenne di Luigi Cherubini (1808) e l'Ave Verum Corpus sempre di Mozart.

Dopo la messa il congedo sulle note dell'Ave Maria di Franz Schubert e Perosi. E' il giorno dell'addio di Modena a Mirella Freni.

Commuoventi i saluti finali dai ringraziamenti della figlia Micaela Magiera, dalla commozione dell'amica Teresa Scapinelli, a quelli altrettanto commossi del sindaco Gian Carlo Muzzarelli che ha solennemente promesso "Ti ricorderemo come meriti e sarai sempre viva a Modena così come è stato per Luciano"

In precedenza c'era stato l'omaggio alla camera ardente creata nel foyer del Teatro Comunale.

La bara in acero sbiancato è stata collocata al centro dietro tre gigantografie del soprano. Tante le persone che erano in attesa di entrare per salutare la modenese illustre e che per tutta la mattina si sono susseguite davanti al feretro.

 Poi alle 14 si è formato il corteo. Il feretro è stato caricato sul carrro funebre color bronzo, mentre familiari e modenesi a piedi l'hanno seguito fino in Duomo.

L'OMELIA DEL VESCOVO

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Quasi riecheggiando queste parole di Gesù, Mirella Freni ha cantato tante volte, a partire dal suo debutto al Teatro Comunale, la parte di Micaela dalla Carmen di Bizet: “quello che mi è stato donato, io ve lo donerò”. È stata una di quelle rare persone che hanno interpretato la loro esistenza come la restituzione di un dono ricevuto. Fin da bambina, presa per mano da una nonna appassionata dell’opera lirica e da uno zio lungimirante al quale lei sarà sempre grata, ha scoperto di avere ricevuto un eccezionale talento vocale.

È il caso di dire che ha respirato la lirica fin dal grembo materno, se è vero, come ha raccontato, che solo per poco non è venuta alla luce all’interno del Teatro Comunale, dove sua madre pur nell’imminenza del parto era andata a vedere l’opera; e se è vero che poi – stando a quella che lei stessa ha definito “una simpatica leggenda” – ha avuto la stessa balia di Luciano Pavarotti, con il quale ha condiviso, e questo è certo, una grande amicizia. Mirella non ha certamente nascosto il suo grande talento sottoterra: lo ha invece coltivato, valorizzato e trasformato in un dono per tutti. Ed è proprio il caso di sottolineare “per tutti”: si è esibita centinaia e centinaia di volte per ogni tipo di pubblico, ha calcato i più importanti teatri del mondo, ha cantato sotto la direzione dei più noti maestri e già da giovanissima con Herbert von Karajan, che rimase affascinato e incrociò il suo percorso con lei per più di vent’anni.

La lunga carriera pubblica di Mirella, conclusasi quindici anni fa, è stata un susseguirsi di esecuzioni e interpretazioni prestigiose. Insieme a Pavarotti, è diventata nel mondo il simbolo dell’eccellenza lirica di Modena. Eppure mi sento di dire che il palcoscenico per Mirella Freni era solo la punta dell’iceberg: era la “zona visibile” della sua vita, ma non assorbiva tutta la sua vita, immersa in un mare più ampio.

Per lei il palcoscenico costituiva l’espressione di una rete di relazioni radicata più in profondità. Nella breve intervista concessa a Enzo Biagi agli inizi di una carriera già molto promettente – due anni prima aveva interpretato l’Aida – Mirella rispose ad alcune domande del giornalista, portando più volte l’attenzione sull’importanza delle relazioni umane.

Disse che per lei l’esperienza più cara era stata la nascita di sua figlia, che chiamò non a caso Micaela; che nella sua vita metteva al primo posto i rapporti umani, che una volta ritiratasi dalle scene avrebbe voluto dedicarsi all’educazione dei giovani talenti, cosa che avvenne regolarmente quarant’anni dopo.

Figlia, sposa, madre, nonna, amica, sorella, maestra: un mare di relazioni hanno alimentato tutta la sua vita, hanno dato senso pieno anche a quella “zona visibile” e pubblica, a quelle stupende esecuzioni che hanno incantato il mondo. Mirella aveva un carattere forte – come ammetteva lei stessa, con un giusto orgoglio, “un caratterino emiliano” – e forte prima di tutto con se stessa. Sapeva che per restituire gratuitamente i doni, occorre prima coltivarli con impegno e sacrificio. Educava quotidianamente la sua meravigliosa voce, con metodicità e tenacia.

E, negli anni in cui si dedicò alla formazione canora dei giovani, fu con loro esigente come lo era stata con se stessa. Ripeteva ai giovani di far uscire dalla gola una voce “libera”, di non forzarne artificialmente il tono, di immergersi nel personaggio interpretato, non limitandosi a cercare una semplice perfezione tecnica. “Liberi”, “spontanei”, era il suo ritornello. Ma è stato anche il senso della sua vita: libera, per restituire gratuitamente ciò che aveva gratuitamente ricevuto. Il suo grande e incisivo insegnamento, per cui Modena la ricorderà tra i cittadini più illustri, è proprio l’impegno a far fruttificare i doni ricevuti e regalarli a tutti. Si sentiva quasi in debito, come emerge in una delle sue ultime interviste, rilasciata nel 2013, dove interpreta così la decisione di lasciare la scena, dopo cinquant’anni di carriera: “una mattina mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: ‘non fare l’egoista’; ho avuto tanto, tutto, era arrivato il momento di dedicarsi sempre più ai giovani”. E aggiungeva: “credo pienamente, e ringrazio Dio e la Madonna per i doni che mi hanno fatto” (cf. Stefano Marchetti su Messaggero di Sant’Antonio, giugno 2013). Noi, con lei, ringraziamo il Signore e sua Madre per averci donato Mirella e preghiamo perché riceva in cielo la ricompensa per un’esistenza ricca di relazioni, da lei interpretata ed eseguita come una grande opera lirica.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Saranno alcuni ex allievi e la Corale Rossini, su musiche di Mozart, Frank, Bach, Perosi e Schubert ad accompagnare con il canto e la musica, che tanto ha amato, l’ultimo viaggio di Mirella Freni. Lo faranno nel corso della cerimonia funebre prevista oggi pomeriggio in cattedrale.

Prima però la grande Mirella tornerà in quello che ha sempre definito come “Il mio teatro”- Le spoglie della grande diva modenese, questa mattina lasceranno Terracielo Funeral Home di via Emilia Est e saranno collocate al centro del foyer di corso Canalgrande per ricevere l’ultimo omaggio dai modenesi. Da lì, poco dopo le 14, la bara in corteo muoverà verso il Duomo, dove alle 14,45 il vescovo Erio Castellucci officerà le solenni esequie.

I famigliari hanno pensato a ogni dettaglio, per l’ultimo giorno terreno del soprano, indimenticabile protagonista delle più celebri arie d’opera. «Poi - come diceva commossa alle camere ardenti la figlia Micaela - mamma canterà in Paradiso...».

Ma Modena non la dimenticherà, visto che proprio fuori il suo teatro, potrebbe essere collocata una statua a ricordarla, esattamente com’è avvenuto con Big Luciano.

Il feretro lascerà Terracielo, dove da lunedì la salma della cantante ha ricevuto l’omaggio di centinaia e centinaia di cittadini e autorità, poco dopo le 9,30. Dalle 10, la bara in acero sbiancato, dello stesso tipo di quella - denominata Turandot - che fu realizzata nel 2007 per Luciano Pavarotti, sarà collocata al teatro Comunale. Nel foyer del teatro, dove Mirella esordì neppure ventenne nella Carmen di Bizét, ieri il direttore Aldo Sisillo e il responsabile del servizio funebre Gibellini hanno approntato ogni dettaglio. Si è pensato di collocare la bara su un piedistallo trasparente, davanti a tre gigantografie che raffigurano la Freni in tre momenti felici, mentre altoparlanti diffonderanno in sottofondo la sua indimenticabile, morbida, piena e luminosa voce che aveva stregato il grande direttore d’orchestra austriaco Herbert von Karajan e il pubblico di teatri come La Scala e il Met di New York.

Sui banchetti per il registro delle firme, i visitatori troveranno il ricordino con una immagine giovanile di Mirella Freni e una frase che recita: «Ecco la Luce che mi seduce, che mi sublima, ultima e prima lice d’amore. Sciolta dal duolo, io volo, io volo, come una bianca colomba stanca, al suo chiaror...».

Poco dopo le 14 a piedi ci si incamminerà dietro al carro funebre lungo corso Canalgrande e via Emilia Centro, fino al Duomo. Qui la messa verrà officiata dal vescovo Castellucci coadiuvato dall’arciprete della cattedrale monsignor Luigi Biagini e dai parroci don Paolo Notari, don Paolo Boschini, don Marco Denisiuk.

Sulla bara verrà deposta un’ampia serie di fiori, tra cui rose bianche e gialle, girasoli e il fiore Anthurium a forma di cuore. Dopo la messa si proseguirà per la tumulazione presso il cimitero di San Cataldo. Canteranno alcuni ex allievi della scuola di canto di Mirella Freni, cantanti oggi scritturati nei teatri di mezzo mondo. In vari passaggi della messa proporranno il “Panis Angelicus” composto da César Frank nel 1872, l’Agnus Dei dalla Incoronazione di Wolfgang Amadeus Mozart del 1779 e il Pie Jesu dal Requiem di Gabriel Fauré. Durante le esequie largo spazio anche alla Corale Rossini, 55 elementi diretti dal maestro Luca Saltini con il quale collaborerà oggi il maestro di cappella Daniele Bononcini, organista. Per loro sono previsti il Requiem di Giacomo Puccini scritto nel 1901 in onore di Verdi, l’Alleluia di Mozart, il Padre nostro gregoriano, la Messa Solenne di Luigi Cherubini (1808) e l’Ave Verum Corpus sempre di Mozart. Dopo la messa il pubblico verrà congedato sulle note dell’Ave Maria di Franz Schubert e quella di Lorenzo Perosi. «Abbiamo scelto brani musicali, sia in teatro che in chiesa, che potessero esaltare la grandezza di Mirella Freni come cantante d’opera. - spiegano il direttore del Comunale Aldo Sisillo e Luca Saltini - Era anche una donna dalla grande umanità, capace di farti il caffè a casa e la cosa divertente è che rischiò di nascere proprio al Comunale perché sua mamma era qui, incinta di Mirella, proprio nelle ore precedenti il parto». —

 

Pubblicato su Gazzetta di Modena