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Dal Comunale al Duomo L’ultimo abbraccio dei modenesi a Mirella Freni

Quasi mille persone ai funerali del soprano, celebrati dal vescovo Castellucci In mattinata centinaia di visite alla camera ardente nel foyer del Comunale

Una Maserati argento si muove lentamente tra il teatro Pavarotti e il Duomo, seguita da un folto corteo. È una scena insolita. Canalgrande, via Emilia, corso Duomo. I modenesi si affacciano alle finestre, chi con il cellulare per filmare, chi osservando. Altri, indaffarati in un mercoledì feriale, camminano veloci e sembrano quasi non accorgersi di nulla. Forse non sanno che in quel carro funebre c’è la salma della più grande. Mirella Freni.

È il giorno del suo funerale a cui prendono parte circa ottocento persone. È il giorno dell’addio della sua Modena, la città che lei ha reso celebre in tutti i teatri del mondo per oltre cinquant’anni, dagli Stati Uniti al Giappone.

«Era una modenese dentro - dirà il sindaco Gian Carlo Muzzarelli in chiesa poco dopo - e la ricorderemo come merita».

dove tutto cominciò

La giornata inizia laddove la sua carriera prese il via nel 1955. Nel teatro Comunale, che ora porta il nome del suo grande amico, Luciano Pavarotti. Il feretro arriva attorno alle 10 da Terracielo e la camera ardente viene allestita nel foyer: una elegante bara bianca coperta di fiori, che pare sospesa al centro della sala. Ad accogliere i visitatori il suo volto sorridente impresso nelle foto che fanno da cornice alla scena. Il suo canto in sottofondo e il calore della figlia Micaela e dei nipoti Gaia e Mattia, che abbracciano con affetto i tanti che entrano, rendono l’atmosfera serena. Il dolore c’è. Lo si vede nelle lacrime dei cari, ma non è mai sopra le righe. Lacrime che bagnano anche il volto dei tanti modenesi che per tutta la mattina entrano per salutarla. Un viavai continuo, la sala non è mai vuota. C’è anche chi ha fatto migliaia di chilometri per dirle addio, come il tenore Matteo Lippi appena giunto da Tokyo per la sua Maestra: «Una grande, non potevo mancare». Gli allievi di origine orientale si fermano davanti alla bara in raccoglimento, si inchinano ed escono con discrezione.

il corteo funebre

Chissà quante volte Mirella Freni ha percorso quel tragitto. Lo stesso che porta la salma in Duomo, con alle spalle un corteo di duecento persone guidato dai nipoti, dalla figlia e dal maestro Leone Magiera, primo marito del soprano. Sul sagrato della cattedrale il rispettoso silenzio si rompe in un lungo applauso solo quando la bara entra in chiesa.

l’omaggio di don erio

È il vescovo Castellucci a celebrare il funerale, con l’accompagnamento della Corale Rossini. Puccini, Mozart, Schubert. La musica e il canto sono anima fondamentale della cerimonia e le voci del coro riempiono il Duomo, più di quanto non abbiano fatto le persone. Le navate laterali presentano alcuni spazi vuoti. Ci sono poi le parole. Profonde e confortanti quelle di don Erio, la cui omelia viene ascoltata non senza commozione da Micaela seduta in prima fila tra Magiera.

«“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” - dice il vescovo - Quasi riecheggiando queste parole di Gesù, Mirella Freni ha cantato tante volte, a partire dal suo debutto al Teatro Comunale, la parte di Micaela dalla Carmen di Bizet: “Quello che mi è stato donato, io ve lo donerò”. È stata una di quelle rare persone che hanno interpretato la loro esistenza come la restituzione di un dono ricevuto».

Il discorso ripercorre poi la vita della Freni, soffermandosi a lungo su Mirella «figlia, sposa, madre, nonna, amica, sorella, maestra: un mare di relazioni hanno alimentato tutta la sua vita, hanno dato senso pieno anche a quella “zona visibile” e pubblica, a quelle stupende esecuzioni che hanno incantato il mondo».

E don Erio, sempre così attento alle nuove generazioni, non può non dar vigore all’impegno che la Freni ha profuso nel coltivare i talenti dei suoi allievi: «Ripeteva ai giovani di far uscire dalla gola una voce “libera”, di non forzarne artificialmente il tono, di immergersi nel personaggio interpretato, non limitandosi a cercare una semplice perfezione tecnica. “Liberi”, “spontanei”, era il suo ritornello. Ma è stato anche il senso della sua vita: libera, per restituire gratuitamente ciò che aveva gratuitamente ricevuto. Il suo grande e incisivo insegnamento, per cui Modena la ricorderà tra i cittadini più illustri, è proprio l’impegno a far fruttificare i doni ricevuti e regalarli a tutti».

una lezione di rispetto

«Volevo solo dire che la mamma mi ha insegnato tantissime cose, ma per me la più importante è il profondo rispetto per il prossimo», così Micaela, vincendo la commozione parla poco dopo. «Lei non concepiva nessuna distinzione tra le persone. L’unica differenza che per lei contava era semplicemente quella tra le persone di cuore e le persone non di cuore. E i suoi ragazzi che sono qui venuti da tutto il mondo lo sanno molto bene. Perché le hanno sentito ripetere infinite volte “Rispettatevi ed aiutatevi l’un l’altro”. Ecco io voglio solo dire che spero che questo suo esempio di vita possa essere una verità preziosa non solo per me ma per tutti noi».

la promessa

La cerimonia si conclude con i toccanti interventi di Teresa Scapinelli, presidente degli Amici dei teatri modenesi, e Romano Maletti della Corale Rossini.

Tra tutte le autorità (forze dell’ordine, assessori regionali Palma Costi e Massimo Mezzetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Laura Agea, e il nuovo prefetto Pierluigi Faloni) l’unico a prendere la parola è Gian Carlo Muzzarelli che ricordando il legame indissolubile tra la Freni e Modena promette: «Ci impegniamo a ricordarla e a fare in modo che continui a vivere come vive Luciano e a ricordarla come merita. Ciao Mirella».

Poi quella Maserati riparte verso San Cataldo, dove la Freni sarà sepolta accanto al marito Nicolaj Ghiaurov.

«Speriamo davvero che Modena la ricordi a dovere», dice Daniela che si definisce melomane ed è arrivata da Firenze per il funerale. «Lei era semplicemente la più grande di tutte». —

 

Pubblicato su Gazzetta di Modena