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Modena. Morto sulle Dolomiti, cordoglio dei colleghi «“Lupo” si faceva volere bene da tutti»

Disposta l’autopsia per il 63enne Franco Lupinacci, manutentore della Parmareggio da pochi mesi in pensione 

MODENA Un camminatore esperto, una persona squisita che con il suo carattere mite e comprensivo si faceva ben volere bene e metteva d’accordo tutti, un amico “a prima vista”, anche se lo si conosceva solo da poco. Dolore, incredulità, sbigottimento: gli amici e i colleghi di Franco Lupinacchi, “Lupo” come veniva chiamato con affetto, non si danno pace per una morte improvvisa e assurda, quella sua caduta di domenica in un burrone alle piccole Dolomiti nel Vicentino mentre faceva un’escursione assieme ad altri amanti del trekking, non si danno pace. «Franco stava bene di salute, non aveva problemi - dicono alla Parmareggio di Modena, dove il 63enne ha lavorato per tantissimi anni come manutentore degli impianti - ed era una figura storica in azienda. Era andato in pensione solo da qualche mese. Quando poteva godersi la sua vita, il suo tempo, la sua splendida famiglia ecco che è arrivata questa disgrazia».

Già, una disgrazia. C’è chi dice che la caduta, per un centinaio di metri nel vuoto, sulle montagne sopra Recoaro Terme, sia stata provocata da un malore. Altri invece pensano ad una distrazione fatale, un piede messo in fallo, un capogiro. Comunque sia ora è la stessa procura vicentina a voler fare chiarezza, come è prassi in queste circostanze: i carabinieri della compagnia di Valdagno infatti riferiscono che la salma del 63enne è ora disposizione della medicina legale. Non appena il Pm nominerà il perito, si farà l’esame autoptico per chiarire se vi sia stato un arresto cardiaco prima del terribile volo o se la morte sia dovuta solamente all’impatto. Non appena verrà dato il nulla osta dalle autorità, il corpo di Lupinacci potrà rientrare a Modena, per l’addio dei suoi cari.

Il 63enne domenica mattina si era diretto a Recoaro Terme in auto, dove ha raggiunto gli altri componenti dell’escursione sulle Dolomiti, alcuni modenesi e altri da altre province della regione. La gita infatti era una di quelle del TrekkingItalia Emilia Romagna, un'associazione senza scopo di lucro che effettua escursioni, con accompagnatori, nella natura e che in regione conta 1800 soci. Un giro attorno al sottogruppo del Sengio Alto, poi la salita all’ossario del Pasubio e poi tutti verso il rifugio Campogrosso, dove c’è un tratto con una catena protettiva che permette di raggiungere la Cima Sisilla. «Franco era un nostro socio dal 2016 - spiega Beloyanna Cerioli, coordinatrice dell'associazione per l’Emilia Romagna - una persona esperta, con noi ha camminato parecchio, un buon camminatore. Quello di domenica è un percorso che viene definito medio, con un dislivello di 500 metri per strade asfaltate e nel bosco e l’unica difficoltà era quella di quel tratto, fra l’altro una difficoltà che lui aveva già affrontato, c’era già stato: mi riferisco al pezzo di salita e di discesa alla Croce, dove c’è una catena per tenere la mano, per mantenere l’equilibrio». «Una precauzione - dice - la catena non è fondamentale ma è comunque un aiuto utile. Non è una ferrata per intenderci. Lui comunque quel pezzetto l’aveva già superato e stava avviandosi verso il sentiero di lato che poi diventa strada asfaltata. Poi purtroppo nel pezzettino dove c’è lo strapiombo, in quei pochi metri lui... è volato giù. Non deve essersi accasciato, è caduto giù. Dietro aveva altre persone, se avessero visto qualcuno davanti in difficoltà, accasciarsi o barcollare avrebbero tentato di afferrarlo, viene naturale farlo. Ha quindi messo il piede in fallo, forse per distrazione, ha perso l’equilibrio, un capogiro. Il gruppo si era appena fermato a fare un riposo di un quarto d’ora, in piena tranquillità, prima di affrontare il tratto con la catena. Non aveva dato segnali di affaticamento o altro».

«È un sentiero segnato Cai - conclude Beloyanna Cerioli - che si può fare con le scarpe da ginnastica (e non è il nostro caso perché tutti i 18 del gruppo sono comunque ben attrezzati, con abbigliamento da trekking). Siamo tutti sconvolti e abbracciamo la famiglia». Dolore alla Parmareggio. « “Lupo” era una persona buona, di quelle che vanno d'accordo con tutti, difficilmente trovava il conflitto - dicono i colleghi all'unisono - in situazioni magari di tensione lui metteva la buona parola per far cadere i contrasti. Era attento alle tematiche sindacali e si è impegnato anche come volontario per la Cgil». —

 

Pubblicato su Gazzetta di Modena