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Morti al carcere Sant’Anna di Modena, due detenuti rivelano: «Sasà fu picchiato in cella, poi il decesso»

Le lettere dei testimoni: «Stava male, non fu curato, lo mandarono ad Ascoli dove fu bastonato. Era fragile, non ha retto»

MODENA. La pubblicazione di due lettere scritte da detenuti che dicono di essere stati testimoni delle sue ultime ore e dei trattamenti violenti che avrebbe subito apre pubblicamente il “caso Piscitelli” sul quale da mesi sta indagando la Procura di Ascoli e presto indagherà quella di Modena. Salvatore Piscitelli, per tutti Sasà, è uno dei nove morti durante la rivolta dell’8 marzo al carcere di Sant’Anna.

Ma fa parte dei “figli di un dio minore” di questa vicenda: i quattro detenuti deceduti durante il trasporto in altro carcere per i quali non si sa nulla delle indagini. In questo caso è morto ad Ascoli. Una vicenda della quale non si conosce quasi niente per il black-out di informazioni ufficiali. Sui tanti aspetti ancora oscuri i familiari, sopratutto la nipote Rosa, ora chiedono l’attenzione della magistratura.

Originario di Acerra, ma residente a Saronno, 40enne, Sasà era un tossicodipendente di lunga data che, tra un tentativo e l’altro di uscire dall’eroina in centri di recupero, sempre falliti, viveva vagabondando e compiendo piccoli furti. A Modena, era finito a Sant’Anna per aver cercato di utilizzare una carta di credito rubata. Doveva uscire in questi giorni. Invece è uscito in condizioni gravi l’8 marzo durante la rivolta. Non si sa neppure se è stato sottoposto a visita medica prima di lasciare Sant’Anna, anche se è obbligatoria per il nulla osta. Fatto sta che è morto dopo un giorno in cella ad Ascoli, trasferito d’urgenza all’ospedale marchigiano. Il fascicolo sul suo caso è aperto in Procura ad Ascoli ma potrebbe passare a Modena.

In ogni caso, non si sa nulla sulla sua autopsia né sulle circostanze e le cause del decesso. Ora vengono rese note due lettere scritte da detenuti che dicono di averlo visto nelle sue ultime ore. Lettere inviate a due giornaliste, una del blog GiustizaMi e l’altra all’agenzia stampa Agi. Ieri l’Agi le ha pubblicate a stralci. I due detenuti danno versioni che concordano in molti punti pur non potendo da quel giorno aver comunicato né tra di loro né con nessun altro.

Entrambi chiedono l’anonimato, terrorizzati dal pericolo di gravi ritorsioni in cella. Sono ricostruzioni importanti ma che devono essere vagliate sia per capire sia se sono autentiche sia per capire quanto sono quanto veritiere. Entrambi i detenuti raccontano che, durante la rivolta, sono stati fatti spogliare e picchiati più volte da “guardie”. Anche durante il trasporto e persino dopo avrebbero preso scariche di bastonate e calci da agenti con passamontagna per non farsi riconoscere. Ma i loro racconti vanno al di là dei pestaggi riferiti, già denunciati da altri - sono in corso due indagini alla Procura di Modena - e raccontano di Sasà Piscitelli. È soprattutto la seconda lettera (che abbiamo avuto modo di farci leggere interamente) a raccontare in dettaglio aspetti gravi: «Quando siamo arrivati ad Ascoli - scrive il secondo testimone - ci hanno scaricato e lo trascinavano fin alla cella e lo hanno buttato dentro come un sacco di patate. Niente infermieri. Non ti lasciavano parlare con nessuno. Lo hanno picchiato di brutto. Ma era troppo debole. Non ha resistito a quelle botte. Forse lui ha preso qualcosa, dei medi.

A Sant’Anna Piscitelli aveva assunto metadone e altre sostane durante il saccheggio dell’infermeria; stava male ma fu trasferito ad Ascoli. Dell’autopsia e di referti che indichino eventuali percosse non si sa nulla. —

 

Pubblicato su Gazzetta di Modena