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Morti in carcere: sentite le croniste sulle rivelazioni dei due detenuti

Rivolta e morti in carcere: procedono le indagini dei pm Francesca Graziano e Lucia De Santis sui filoni di reati commessi durante l’insurrezione a Sant’Anna dell’8 marzo e per i decessi di nove carcerati. Proprio a proposito di uno di questi decessi, quello di Sasà Piscitelli (il detenuto tossicodipendente e attore teatrale morto il 10 marzo in circostanze da chiarire ad Ascoli dopo il trasferimento), la Procura ha dato mandato di ascoltare due giornaliste, Manuela D’Alessandro dell’agenzia stampa Agi e Lorenza Plauteri del blog giustiziami.it, che hanno ricevuto le lettere di due detenuti che sostengono di avere notizie di prima mano sulla sua morte. Ad ascoltarle come persone informate sui fatti è stato il capo della Squadra Mobile della Questura, dottor Mario Paternoster. Sono state poste domande sulle circostanze che hanno portato alla consegna delle due lettere. È stato spiegato che sono state spedite da detenuti trasferiti anche loro da Modena subito dopo la rivolta. Due detenuti che hanno riferito di presunte violenze e pestaggi immotivati da parte della polizia penitenziaria contro elementi non facinorosi. E soprattutto sul trattamento riservato a Sasà Piscitelli. Il detenuto attore (secondo chi lo conosceva un vero talento del palcoscenico) era già in condizioni fisiche pessime al momento della presa in carico. Era probabilmente vicino alla overdose di metadone come tanti altri, dopo l’assalto all’infermeria. Secondo i racconti dei due detenuti - due versioni indipendenti ma concordanti su quasi tutto, considerando che non possono averla discussa tra di loro al momento della scrittura - Piscitelli è stato portato fuori dal carcere di Modena senza la visita medica obbligatoria (un aspetto controverso che riguarderebbe anche numerosi altri detenuti). Durante il trasferimento è stato picchiato. All’arrivo al carcere di Ascoli, è stato gettato in cella «come un sacco di patate», scrive un detenuto. Le sue condizioni erano critiche. Ed è morto poco dopo in ospedale. Racconti da verificare a fondo, come sta facendo la Procura. Scrive uno dei due detenuti alla giornalista: «Allora per la storia di Salvatore, lui era con me. Nel carcere di Modena abbiamo fatto il viaggio sullo stesso autobus. Lui stava malissimo, lo hanno anche picchiato sull’autobus. Quando siamo arrivati qua lui non riusciva a camminare, pero lui non è morto durante il trasporto». Entrambe le giornaliste non hanno voluto fornire l’identità dei due autori delle lettere. Il motivo è che non volevano esporli a ritorsioni. In attesa di conoscere l’autopsia da Ascoli sul corpo di Piscitelli, l’indagine prosegue con l’ipotesi di omicidio colposo. —

C.G.

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Pubblicato su Gazzetta di Modena