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Sassuolo. Addio al tassista della Piastrella Valley che lavorava «366 giorni all’anno»

Scomparso Giancarlo Fini per quarant’anni sulle strade di Sassuolo «Sempre al volante dal 1976 al 2015, anche per Natale e Pasqua» 

Sassuolo. Chi lo sa se ha pensato che quella in ambulanza sarebbe stata la sua ultima corsa. Di sicuro, quando è entrato una settimana fa in ospedale a Sassuolo, Giancarlo Fini sapeva che i sintomi erano quelli del Covid e che bisognava iniziare le cure intensive.

Gli sforzi dei medici, però, non sono riusciti ad arrestare la malattia e ieri Fini - che avrebbe compiuto 87 anni tra tre giorni - è venuto a mancare. È morto così, isolato nel suo letto d’ospedale, il tassista più anziano di Sassuolo. Solo nel 2015, già più che ottantenne, aveva deciso di passare la mano e cedere la guida al figlio.

«Dal 1976, da quando ha iniziato la sua attività, mio padre non è mai mancato un giorno al lavoro - ricorda commosso il figlio Maurizio, 56 anni, che ha preso il suo posto al volante - Non c’era né Natale né Pasqua per lui. Quando lo chiamavano, arrivava sempre. Pioggia, neve o tempesta, per lui c’era il lavoro prima di tutto, 366 giorni all’anno. Non aveva orari. Negli ultimi tempi, quando mi vedeva arrivare con la mia auto nuova, era felice e mi faceva i complimenti».

Si ferma un attimo e poi non riesce a frenare la commozione quando continua a parlare. «Una malattia maledetta questa - continua con un groppo alla gola - Non abbiamo potuto nemmeno vederlo un’ultima volta quando era ricoverato in ospedale a Sassuolo. Anch’io sono risultato positivo al tampone e per questo devo passare il mio periodo di isolamento anche se sono senza sintomi. Mia madre invece non ha nulla. Capire come si trasmette il contagio è proprio un rebus».

Nella Piastrella Valley, dove Giancarlo ha sempre lavorato, i suoi clienti arrivavano da ogni parte del mondo. Spesso non erano neppure capaci di pronunciare correttamente il nome delle aziende di riferimento dov’erano diretti. Oppure si esprimevano solo in inglese dando per scontato che la lingua di uso comune nel mondo del commercio internazionale dovesse essere conosciuta anche a chi li portava di sera all’aeroporto di Bologna.

Ma Fini aveva imparato a muoversi con agilità nel traffico congestionato del distretto e conosceva a memoria gli indirizzi di tutti. Gli bastava un biglietto da visita, una fattura o un fax e si dirigeva senza indugi alla destinazione voluta, nel labirinto di strade dove le case si accavallano ai depositi tra Sassuolo, Fiorano e Castellarano.

Giancarlo Fini non si era mai tirato indietro sin da quando, poco più che ragazzo, aveva lasciato la montagna ed era sceso da Gombola di Polinago in pianura per trovare lavoro. Giovanissimo muratore negli anni ’60 si era organizzato e nel boom di quegli anni aveva creato la sua impresa edile. Ma il suo lavorare da mattina a sera, da un cantiere all’altro, avevano messo in crisi la sua schiena. E così nel 1976 scelse di cambiare vita. Liquidò la ditta e con una Fiat 131 Mirafiori cominciò la sua nuova attività.

Giancarlo Fini lascia due figli, Monica e Maurizio, il nipote Federico e l’adorata moglie Pia Bedini. I funerali si terranno lunedì alle 10 nella chiesa di Rometta. 

 

Pubblicato su Gazzetta di Modena