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Pavullo Il marito di Alessandra Perini si è tolto la vita Le loro due figlie adolescenti restano sole

Davide Di Donna Ritrovato morto ieri dai carabinieri nella casa dove era ai domiciliari. Era accusato di uxoricidio legato a ripetute percosse

PAVULLO Si è conclusa con una tragedia nella tragedia la vicenda choc che ha sconvolto in queste settimane la comunità pavullese, e non solo: quella della morte della 46enne Alessandra Perini, che ha portato il 12 ottobre all’arresto del marito Davide Di Donna, 50enne di origini campane ma qui residente da tantissimo tempo, con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

L’uomo dal 7 novembre si trovava agli arresti domiciliari a Sant’Antonio, nella casa in fondo a via Guarini dove ha vissuto la famiglia. Non nell’appartamento, posto sotto sequestro, ma sopra nella mansarda. Qui ieri mattina verso le 11 i carabinieri di Pavullo, mentre facevano il giro di controllo sulla detenzione domiciliare, quando hanno suonato al campanello non hanno ricevuto risposta. Al che sono subito saliti su. La porta non era chiusa a chiave. È bastata scostarla un attimo per fare la scoperta agghiacciante: l’uomo si era impiccato. È stato dato immediatamente l’allarme al 118, ma il medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Dopo gli accertamenti che hanno confermato l’azione autolesionistica e non di terzi, la salma è stata recuperata dalle onoranze e messa a disposizione della Procura.

Nel giro di poco più di due mesi, le figlie della coppia, due ragazzine di 12 e 15 anni, hanno dunque perso in modo tragico prima la madre e poi il padre. E quest’ultimo a due settimane da Natale, periodo che richiama sempre la famiglia. La notizia si è sparsa in fretta, ed è stata una fitta al cuore per tutti, al pensiero delle figlie: «In questo momento dobbiamo rispettare in silenzio il loro dolore straziante - sottolinea il sindaco Luciano Biolchini - la comunità e le istituzioni resteranno loro vicine in tutte le forme possibili».

«Il primo pensiero va a loro, astenendosi da ogni giudizio su questa dolorosa vicenda - nota il vice Daniele Iseppi che è proprio di Sant’Antonio - è veramente triste pensare che una famiglia possa essere sconvolta in questo modo nell’arco di due mesi. Faremo di tutto per assicurare vicinanza e sostegno alle ragazze». Dall’arresto del padre si trovano presso parenti, seguite costantemente dai servizi sociali.

Di Donna si è ucciso dunque a un mese dal suo ritorno a casa: chissà se avrà avuto qualche peso il pensiero del Natale ormai alle porte, e il doverlo passare quest’anno in completa solitudine, tra l’infinito affollarsi di ricordi nella mente. Di certo non si è ucciso perché spaventato da un possibile ritorno in carcere. Il pm Marco Niccolini ha presentato ricorso contro gli arresti domiciliari, ma dal giudice non sono arrivate disposizioni in merito. «Non è stato sicuramente il timore del carcere ad averlo spinto a un gesto del genere - sottolinea il difensore Guido Sola, coordinatore del dipartimento di diritto penale di Sc Avvocati - la questione non era all’ordine del giorno e la possibilità di un eventuale trasferimento non lo turbava affatto. Ad averlo segnato è stata la lontananza dalle figlie e il dolore per la situazione che si era venuta a creare: l’ultima volta che l’ho sentito è stata lunedì, e non perdeva occasione per ribadire che mai aveva inteso fare del male alla propria moglie. Men che meno ucciderla».

La morte di Alessandra ha segnato come pochi altri fatti la comunità pavullese: la sera del 20 ottobre 300 persone si sono ritrovate in piazza Montecuccoli in memoria di questa casalinga dolce e riservata, che secondo diverse testimonianze (acquisite dai carabinieri) da anni subiva percosse dal marito. Ma che non lo aveva mai denunciato, fino alla morte la sera del 1° ottobre per un’emorragia cerebrale causata secondo gli inquirenti dall’ennesima aggressione domestica. A lei è stata dedicata anche la panchina rossa antiviolenza rimasta per tutto il mese di novembre in piazza Borelli. —

 

Pubblicato su Gazzetta di Modena