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Bimbo di 5 mesi circonciso muore: 16 mesi al padre Praticò l’operazione in casa, poi la tragedia

MODENA Aveva cinque mesi di vita ed era stato sottoposto alla circoncisione in casa, a Scandiano, rito di iniziazione al quale la famiglia di origine ghanese non voleva rinunciare. Dopo 12 ore, però, i genitori lo hanno portato all’ospedale Magati di Scandiano perché il bimbo era parso improvvisamente cianotico. Di lì a poco sarebbe morto, nonostante il trasporto d’urgenza in elicottero all’ospedale di Bologna. Una vicenda che aveva portato alla sbarra il padre, residente a Modena, e la madre del neonato, morto tra la notte del 22 e 23 marzo del 2019 dopo quel rito che, l’uomo, aveva già praticato. Nel caso del figlio non aveva a suo dire riscontrato alcuna anomalia post operatoria. Così la madre, che aveva dato da mangiare al suo bimbo, senza negligenza da parte sua, come sembra aver confermato ieri il giudice con la sentenza di assoluzione.

Il padre era stato inizialmente accusato di omicidio preterintenzionale, derubricato poi in omicidio colposo, con una richiesta da parte del procuratore Isabella Chiesi pari a 4 anni e 6 mesi di carcere con rito abbreviato. Il giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi ha invece condannato il padre a 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) per l’omicidio colposo, assolvendolo dall’accusa di esercizio abusivo della professione medica.

La donna era stata a sua volta accusata in fase iniziale di omicidio preterintenzionale, derubricato in colposo dopo l’interrogatorio di garanzia, e infine assolta. «Leggeremo nelle motivazioni del giudice cosa lo ha guidato nelle scelta - dice Francesca Pecorari, legale della madre - posso dire però che abbiamo sostenuto fin dall’inizio che il comportamento della madre, in quelle 12 ore, non è stato negligente. Il bimbo stava bene dopo l’intervento, aveva mangiato e sembrava che tutto fosse regolare per lui. Lei si è occupata del bimbo e solo la sera, dopo aver visto che non stava bene, lo hanno portato subito in ospedale».

A offrire una sponda è stato poi il professor Stefano Allovio, antropologo dell’università statale di Milano. «Ha spiegato che si trattava di un rito di iniziazione e di accesso alla vita, molto simile a quello degli ebrei - dice Tatiana Boni, difensore del padre - Il padre ha effettuato il rito ma non aveva certo l’intenzione di fare male al figlio. Da qui è subito caduta l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’evento della morte avrebbe dovuto seguire ad un fatto lesivo e doloso, mentre si trattava di un rito presente nelle loro usanze». Il bimbo aveva avuto perdite di sangue ma durante la discussione del caso davanti al giudice, il suo difensore ha ribadito che per l’esperienza del padre, che aveva già effettuato delle circoncisioni, quel sanguinamento non era sovrabbondante rispetto a quelli già visti. —

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Pubblicato su Gazzetta di Modena