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Palagano. Morto annegato il parroco dell’estate

Fatale a don Casimiro, 63 anni, un bagno nel mare di Marina di Massa. Salma riconosciuta sabato per l’assenza da messa

Daniele Montanari

PALAGANO. No, non era un sacerdote qualunque. Per dare la cifra di Kazimierz Klawczynski, per tutti don Casimiro, basta dire che, pur essendo stato il segretario del vescovo diventato cardinale di Varsavia (Kazimierz Nycz) ed essendo tuttora vice cancelliere della Curia di Koszalin (e cappellano del santuario di Gora Chełmska) per 25 anni ha sempre continuato a scegliere per le sue ferie estive un paesino di 150 abitanti a 1.007 metri. Alloggiando nello spartano ex asilo della frazione, dove anziché riposarsi in realtà faceva da umile parroco estivo. Amatissimo da tutti per la semplicità, il cuore e la simpatia: proverbiali le sue barzellette con cui strappava sorrisi e faceva comunità.

Il suo di sorrisi si è spento giovedì alle 10.30 mentre faceva il bagno nel mare di Marina di Massa, dove si era spostato per qualche giorno infrasettimanale alloggiando nella roulotte messa a disposizione nel camping “Due Delfini” da Domenico Guigli, amico fraterno di Boccassuolo. Dopo la preghiera del mattino sulla spiaggetta sassosa di fronte, nonostante il mare agitato ha pensato di fare il bagno. Le onde non l’hanno spaventato, del resto lui era un nuotatore straordinario, temprato nelle gelide acque del Mar Baltico, su cui si affaccia Koszalin. Nonostante la corrente, ha superato gli scogli poi all’improvviso lo hanno visto annaspare. Un pescatore il primo a dare l’allarme: si sono subito mossi i mezzi della Guardia costiera e la squadra dei vigili del fuoco, insieme a dei velisti. Tutto inutile: già quando è stato appoggiato alla boa, il suo cuore era fermo. Portato a riva, non si è potuto fare altro che constatare il decesso, nonostante la tempestività dei soccorsi. Considerata la sua bravura nel nuoto, la rapidità della morte ha fatto pensare subito a un malore improvviso come causa di annegamento. Ne parlava poco ma aveva problemi di cuore, e quest’inverno aveva sofferto per il Covid, contratto in Polonia. Aveva 63 anni.

Il suo cadavere è rimasto un mistero per quasi tre giorni a Marina di Massa, senza identificazione. Sulla spiaggia aveva lasciato una borsa con dentro solo indumenti e creme; al collo una catenina d’argento con un crocifisso. Essendo solo nella roulotte, e riservato nei comportamenti, nessuno in un campeggio così ampio aveva notato la sua assenza.

La svolta è arriva da Boccassuolo nel tardo pomeriggio di sabato: era atteso per la celebrazione della messa delle 17 a Casa Guigli e poi per quella delle 18 nell’oratorio di San Rocco. Quando i parrocchiani non l’hanno visto arrivare, lo hanno insistentemente chiamato al telefono, invano. Allora Guigli ha contattato il direttore del camping chiedendo se poteva andare a controllare la roulotte. E lui si è accorto che era chiusa da giorni, come la macchina. Pensando alla notizia dell’annegamento di due giorni prima, gli è corso un brivido. Poi, trovati i documenti, la foto della carta d’identità data alla polizia ha dato la certezza: sì, era lui l’annegato.

Ieri all’alba Guigli e Nico Bettuzzi, un po’ il factotum di Boccassuolo, si sono precipitati a Massa per vederlo con i propri occhi. Ma non essendo famigliari non hanno potuto accedere all’obitorio. Al parroco di Palagano don Tomek il compito di dare la notizia all’anziana madre e alla sorella, oltre che alla Curia di Koszalin. Oggi si deciderà sul rimpatrio della salma, probabilmente con una tappa a Boccassuolo per l’ultimo abbraccio a un uomo che nessuno dimenticherà mai. —

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Pubblicato su Gazzetta di Modena