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«Con don Casimiro un’amicizia di 27 anni nata dalla nostra passione per la radio»

Il carpigiano Crescenzio Luongo racconta il legame con il sacerdote polacco morto annegato, e le visite a Boccassuolo 

il ricordo

Palagano. Un’amicizia durata 27 anni, con un ponte speciale: l’attività da radioamatore che appassionava entrambi. Emerge anche questa bella pagina umana tra i ricordi di chi ha amato Kazimierz Klawczynski, per tutti don Casimiro, il sacerdote polacco annegato giovedì nel mare di Marina di Massa, a 63 anni.

A parlare è Crescenzio Luongo, 67 anni, conosciutissimo a Carpi per essere stato fino alla pensione gestore del chiosco del Baffo, nel parco davanti al cimitero. «Quando ho saputo della sua scomparsa mi sono sentito cadere il mondo addosso – sottolinea – con Casimiro eravamo amici da 27 anni: c’eravamo conosciuti nel 1994 quando era venuto a Serramazzoni come aiuto del parroco don Marino. Per radio ovviamente: lui era SP1 WKS, io IW4 AZT. Quando ho sentito le prime volte la sua voce, mi ero reso conto subito che era uno straniero, ma non mi sarei neanche sognato che fosse un sacerdote: era solo un dialogo tra appassionati di telecomunicazioni. Quando ci siamo visti e me l’ha riferito è stata una bella sorpresa. Non l’avresti mai detto: di lui percepivi una straordinaria umanità che ti faceva pensare a una persona del popolo, uomo fra gli uomini. E qui c’era anche la sua grandezza da sacerdote: la capacità di portare Dio nella vita di tutti i giorni, nei discorsi di tutti i giorni».

Da quei primi contatti radio da Serra è nata un’amicizia fatta poi di 25 anni di viaggi a Boccassuolo, dove don Casimiro ha trovato dopo il luogo ideale per il suo riposo, le meditazioni e la pastorale estiva, stringendo un contatto profondo con gli abitanti del posto. «Quante volte sono andato a trovarlo lassù – racconta – la nostra era un’amicizia nata nella tecnologia: io prima di darmi alla ristorazione facevo il fabbricante di antenne per la sicurezza in mare, e gliene portavo su di riadattate sulle frequenze di terra per permettergli di comunicare senza confini, come desiderava. Adesso tutti parliamo con tutto il mondo, ma negli anni ’90 Casimiro è stato uno dei precursori della comunicazione globale, uno dei primi ad usare i cluster digitali: navigava già nella rete con il Minitel, il precursore francese di internet. Si parla spesso di persone speciali, ma lui lo era per davvero: non riesco a credere che non ci sia più. Tra i primi a chiedermi notizia di lui c’è stato Gregorio, un radioamatore che abita al confine tra la Polonia e l’enclave russa: aveva sentito che a Marina di Massa era annegato uno straniero, ma non ancora identificato. Sapendo che Casimiro era lì, si era subito preoccupato, ed è stata uno choc anche per lui la notizia».

La salma di don Casimiro è ancora a Massa: il parroco di Palagano don Tomek, polacco anche lui, è in filo diretto con la diocesi di Koszalin, la madre e le due sorelle. Si sta predisponendo un rimpatrio via aerea: se il volo partirà da Milano, la salma probabilmente passerà da Boccassuolo per un ultimo saluto della comunità. Oggi si dovrebbe capire qualcosa di più. —

D.M.

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Pubblicato su Gazzetta di Modena