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Lacrime e palloncini in cielo per l’ultimo saluto a Nicolò

Messa all’aperto e tantissimi ragazzi e conoscenti per il funerale del sedicenne La lettera dei familiari. I ricordi e il dolore dei suoi compagni di scuola

Mauro Pinotti

NOVI. «Continua a fare tanto rumore!». Queste le ultime parole di un messaggio letto da una zia prima delle benedizione finale. Girasoli, rose bianche, palloncini bianchi in cielo e tanta commozione tra i giovani, gli amici, i compagni di scuola e in tutta la comunità di Rovereto al funerale di Nicolò Petenatti, il 16enne morto a seguito di un tragico incidente giovedì scorso. La messa è stata celebrata, ieri mattina, da don Andrea Zuarri, parroco di Rovereto nominato di recente dal vescovo Erio Castellucci a parroco di Sant’Agata di Cibeno di Carpi dopo le dimissioni di don Carlo Gasperi per limiti di età. Il carro funebre ha percorso pochi metri sul prato antistante la chiesa poi gli addetti alle onoranze funebri Elide di Gianni Chierici hanno portato a spalla la bara di Nicolò coperta di rose bianche e azzurre simbolo di gioventù e purezza per posarla davanti all'altare. Ai lati due gazebo per ospitare i familiari e ripararli dal sole cocente. All'ombra delle piante, tutta la gente e i giovani con in mano un girasole e una rosa bianca o un palloncino bianco. Nel corso della messa due ragazzini sono svenuti per il caldo e la tensione ma si sono subito ripresi assistiti da un infermiera che fa parte del coro. «Non ci sono parole, nè frasi che abbia letto o sentito di più - ha detto don Andrea nell'omelia - Non ci sono parole nostre, umane che possano minimamente lenire il dolore e a niente contano le chiacchiere, curiose, a volte, sull'accaduto, di chi sia la colpa. Una circostanza così violenta, inaspettata e ingiusta, lascia noi poveri uomini senza parole, nel silenzio, e allora occorre lasciar parlare un altro perché questo silenzio è assordante, è un grido che pone una sola domanda: perché? Possiamo rispondere con un fiume di lacrime che scorgano dal cuore di chi conosce e ama Nicolò. Perché siete venuti oggi? Da dove scaturisce questa folla? - ha detto ancora don Andrea - Non può essere la morte che muove. Solo la vita fa muovere. La vostra presenza è il segno di una vita che c'è. Nicolò ha ridestato in noi questa urgenza di vita che non ha fine. Ci ha fatto riaccorgere dell'inconsistenza delle nostre parole. Solo Gesù conosce il cuore dell'uomo. Nicolò ha corso questi 16 anni assetato di vita, di novità: ora contempla la vita piena che non ha fine». Prima della benedizione della bara , una zia, ha letto uno struggente messaggio dedicato a Nicolò: «Sorridevi sempre, perché sorridere era la tua espressione naturale della gioia di vivere che avevi nel cuore per questo oggi è ancora più inspiegabile la tua improvvisa partenza. Dev'essere un posto davvero bellissimo perché qui, con tutti noi, stavi così bene. Con te non ci annoiavamo mai. Avevi così tanta fame di vita. Prima di salutarti ti chiediamo perdono per queste brutture dalle quali noi non abbiamo potuto proteggerti. Tu continua a sorridere lassù e soprattutto continua a fare tanto rumore!». Parole accolte con un lungo e commovente applauso.

Al termine della messa i ragazzi e le ragazze si sono stretti intorno alla bara di Nicolò per poi lasciare salire al cielo decine di palloncini bianchi. Nicolò ha lasciato nel dolore la mamma Federica, il papà Cristian il fratello Lorenzo, i nonni Diva con Giuseppe, Anna con Carlo, gli zii Miriam con Angelo, Daniele con Giorgia, i cugini Alice, Pietro Laura e parenti tutti. —

Pubblicato su Gazzetta di Modena