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Castelfranco. Travolto e ucciso a 21 anni. Il ricordo degli amici: «Ironico e sorridente, Matteo ci mancherai»

Il 21enne travolto da un’auto mentre era in vacanza Predisposta l’autopsia, i genitori sono a Gallipoli

CASTELFRANCO. Si attende che le autorità diano il via libera per portare la salma di Matteo Cassola nella “sua” Castelfranco. Il ragazzo di 21 anni che nella notte tra sabato e domenica è stato travolto e ucciso a Gallipoli, in Puglia. Mentre stava rientrando verso casa in compagnia di un amico, la sua bicicletta è stata colpita da l’auto, una Suzuki, di un 41enne del posto. L’uomo, un aiuto cuoco in un ristorante, era in stato di ebrezza quando si è verificato l’incidente. L’impatto è stato fatale per Matteo, sbalzato con violenza a terra. Ferito l’amico, Samuele Gandolfi, pure lui 21 enne. I due ragazzi erano in vacanza con altri compagni di viaggio e avevano passato la serata in un locale.

In poche ore la tragica notizia è arrivata a Castelfranco dove lo studente universitario viveva con i genitori. Appassionato di sport: basket e pure calcio. Da alcuni anni aveva passato l’esame da arbitro di calcio e aveva mosso i primi passi con fischietto e cartellini. Lo ricorda Paolo Perrone, presidente dell’Aia di Modena: «Le miei condoglianze, quelle del consiglio direttivo e degli associati alla famiglia di Matteo. Non abbiamo parole se non un ricordo di un nostro promettente arbitro. Un ragazzo d’oro che con passione aveva deciso di intraprendere questa avventura con noi. Un fischietto di prospettiva, una persona splendida che ci mancherà».

«In un momento come questo ogni ricordo di Matteo in “canotta” e pantaloncini è una grande fitta al cuore ma anche un malinconico sorriso per noi che lo abbiamo visto entrare in palestra alle scuole elementari e smettere solo quando già era quasi maggiorenne». Sono le parole di Alex, Giovanni, Marzio e Stefano, gli ex allenatori del 21enne ai tempi del basket. «Un sorriso come i tanti che ci regalava lui, con la sua passione, la sua leadership silenziosa, la sua voglia di buttarsi su ogni palla; una voglia che gli costò anche la frattura di un braccio proprio nel tentativo di recuperarne una. Matteo è stato capitano in diverse squadre. Il basket crea legami che restano fuori dal campo, proprio come quello con Samuele. Un abbraccio “Matte”, ora puoi chiedere l’autografo a Kobe (il cestista statunitense Bryant scomparso nel gennaio 2020, ndr), anche lui si innamorerà della tua ironia».

In attesa dell’autopsia bisognerà aspettare per la data del funerale. I genitori sono subito partiti per Gallipoli. —

E.B.

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Pubblicato su Gazzetta di Modena