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Mamma 40enne muore nel macchinario Lavorava a Camposanto da pochi mesi

Laila El Harim schiacciata in una fustellatrice alla Bombonette. Tra pochi giorni avrebbe raggiunto la figlia al mare in Puglia

CAMPOSANTO. Era impiegata alla Bombonette da un paio di mesi. Laila El Harim, 40 anni, era felice di poter lavorare nell’azienda di via Panaria Est specializzata nella lavorazione del cartone. Lo aveva confessato anche alle sue nuove colleghe: la precedente esperienza in un altro scatolificio della Bassa era stata traumatica, ma lì si era subito trovata bene. «Lavorava tanto, ma non le pesava», ammette una collega con cui programmava – scherzando – un viaggio in Puglia nella prima settimana di settembre quando aveva trovato biglietti aerei a prezzi bassissimi.

Ma quel viaggio al mare, dove tra pochi giorni avrebbe anche festeggiato i suoi 41 anni, Laila non lo potrà fare. Neppure quello vero, programmato tra pochi giorni per raggiungere sua figlia e gli suoceri.

Ieri mattina, poco dopo le 8, è rimasta schiacciata da una macchina fustellatrice nel reparto in cui stava lavorando. Si tratta di uno strumento automatico, utilizzato per la piegatura e la profilazione dei cartoni. Bombonette è infatti tra le eccellenze della Bassa terremotata in quel contesto: ha clienti sparsi per tutta Europa anche grazie alla cura dei dettagli. Qualcosa però non ha funzionato a dovere. Cosa sia successo sarà un’accurata perizia sul macchinario, sequestrato su disposizione della Procura che ha aperto un fascicolo di inchiesta per omicidio colposo. Il pubblico ministero Maria Angela Sighicelli ha inoltre optato per il trasporto della salma – a cura dell’agenzia Concordia – all’istituto di Medicina legale del Policlinico di Modena dove sarà eventualmente effettuato un esame autoptico, utile ad escludere il malore tra le cause delle morte.

Le indagini sono affidate ai carabinieri di Finale, intervenuti con una pattuglia a cui hanno poi dato supporto i colleghi di San Felice. I militari hanno raccolto le prime testimonianze sul posto e ora attendono la relazione dei tecnici della Medicina del Lavoro dell’Ausl, che per oltre un’ora – insieme al responsabile della Sicurezza di Bombonette e dei titolari dell’azienda – hanno ispezionato e controllato la fustellatrice. Sarà proprio quella relazione a dare un quadro esatto della vicenda e a tentare di offrire le prime risposte alle domande che familiari e colleghi di Laila si stanno facendo. Si è trattato di un errore umano? La mamma di 40 anni ha svolto una manovra corretta oppure no? La fustellatrice aveva tutte le barriere e i sensori attivati oppure qualcosa era stato disinnescato per agevolare e velocizzare le operazioni lavorative? Dai primi riscontri emerge che una zona del macchinario è privo di sensori in grado di bloccare le lavorazioni in caso di ostacoli imprevisti: si tratterebbe di un’assenza strutturale e non di un’omissione, ma anche su questo elemento saranno i documenti di montaggio e di funzionamento a fornire una risposta incontrovertibile.

Tra chi ha contribuito a dare le prime risposte ci sono stati alcuni colleghi (i primi a chiamare il 118 e a prestare i soccorsi alla donna) e i responsabili dell’azienda, tutti comprensibilmente frastornati. Non a caso poco dopo le 9.30 gli operai hanno lasciato la Bombonette, non per un improvvisato sciopero ma per l’evidente choc che aveva tolto ogni tipo di serenità.

E il pensiero di molti è subito andato alla famiglia di Laila: lei, nata a Larache (Marocco) ma di nazionalità italiana; lei che aveva trovato l’amore in Manuele con cui viveva a Bomporto e con il quale aveva avuto una figlia, la piccola Rania di 5 anni. Ma a San Felice vive anche la sorella, che in queste settimane era stata raggiunta dalla madre mentre il padre abita nel Mantovano. Tutti insieme programmavano la ripartenza estiva per il Marocco. Laila no, tra quattro giorni avrebbe dovuto raggiungere la “sua” Rania a Gallipoli, dove si trova insieme ai nonni paterni e che ieri sera sono rientrati con un taxi messo a disposizione da Bombonette. —

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Pubblicato su Gazzetta di Modena