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Addio a Carlo Alighiero una vita fra teatro, televisione e doppiaggio

ROMA. È morto dopo una breve malattia Carlo Alighiero, attore, doppiatore, regista e autore teatrale: aveva 94 anni. Nato nel 1927 ad Ostra, nelle Marche, lascia sua moglie Elena Cotta – un amore lungo 70 anni – con cui ha attraversato la storia del teatro, della televisione, del cinema.

Alighiero debuttò in teatro con lo stabile di Padova nel ’52 con “L’Agamennone” di Eschilo regia di Gianfranco De Bosio e subito dopo in “Amleto” con Vittorio Gassman. Anche se fu catturato per un periodo dalla televisione che in quegli anni era appena nata, in realtà Alighiero covava l’amore per il teatro e la vocazione alla regia. Con il teatro arrivò Elena Cotta, si sposarono ed ebbero due figlie, Barbara e Olivia, e poi nipoti e bisnipoti.

Sono passati 70 anni dal loro primo incontro a Milano nell’autunno del 1949, per poi trasferirsi a Roma. Da allora, assieme, hanno calcato le scene di tutti i teatri d’Italia. Negli anni Settanta il desiderio di unità familiare e professionale condusse Carlo a una formazione teatrale indipendente, destinata a vivere con passione una esperienza di ricerca. Era la fine degli anni Ottanta, e da allora Carlo ed Elena, come soci fondatori del Manzoni, con la loro compagnia hanno agito stabilmente con un repertorio di grande gradimento. Ma accanto al teatro, c’è stata anche la grande televisione, fin dalla sua nascita nel 1954. Alighiero lavora poi in “Maigret” con Gino Cervi e raggiunge la grande popolarità nel ’60 nel ruolo dell’assistente di Ubaldo Lay/ Tenente Sheridan.

Nella sua lunga carriera, anche diverse partecipazioni nel cinema degli anni Settanta con Dario Argento, Sergio Martino, Damiano Damiani e Lucio Fulci. E anche anni di doppiaggio: sua la voce di Antony Quinn.

Pubblicato su Gazzetta di Modena