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Bimba morta, la famiglia esce dal processo

I genitori di Cavazzona hanno ritirato la costituzione di parte civile nel caso della figlia travolta da una cornice del camino

CASTELFRANCO. La famiglia Tabacchi ha scelto di uscire dal processo che punta a stabilire le eventuali responsabilità della morte della loro piccola Giulia. Lo ha comunicato ieri l’avvocato Alessia Massari, che finora – insieme al collega Cosimo Zaccaria – aveva rappresentanti i coniugi come parte civile. Lo ha fatto senza proclami, presentandosi nel pomeriggio in aula e revocando la costituzione di fronte al giudice Roberto Mazza. Formalmente l’atto depositato negherà eventuali provvisionali ai genitori della bimba di 4 anni, morta il 24 febbraio 2016 nel loro appartamento a Cavazzona. Quella sera la piccola stava giocando con il fratellino quando venne travolta dalla cornice del camino, una pesante lastra di marmo che la schiacciò.

Per quella drammatica scomparsa sono a processo due commercianti (padre e figlio), considerati coloro che vendettero il camino. Rappresentati dal prof. Giulio Garuti sono imputati di omicidio colposo, ma fin dall’udienza preliminare rivendicano la propria estraneità ai fatti. Non sono stati loro – è la posizione tenuta da sempre – ad aver installato la cornice che ha travolto la bambina. Chi sia stato l’addetto al montaggio non è ancora chiaro e lo si sta cercando di capire nel corso delle udienze. Ieri, in tribunale, hanno parlato i testi dell’accusa tra cui colui che costruì la palazzina di Cavazzona e il muratore addetto alle opere edili. Hanno raccontato come quell’edificio, realizzato nella parte nuova di Cavazzona, in un quartiere che rimase choccato per quella morte, venne costruito con materiali di qualità senza però entrare troppo nel merito del caso specifico e di quel camino la cui cornice era “attaccata con lo sputo in due soli punti”, per usare le parole del nonno di Giulia.

Proprio il materiale utilizzato per assicurare la lastra al resto dell’impianto del camino è il crocevia per l’accertamento delle responsabilità. I due imputati, oltre a ribadire di non essere gli installatori, rivendicano di aver sempre utilizzato collanti di più alto livello nelle loro altre lavorazioni, condizioni di professionalità e di qualità necessarie per rimanere sul mercato delle rivendite.

Nell’udienza in programma il prossimo mese saranno gli accertamenti tecnici a prendersi gran parte del tempo per una storia straziante, che ha visto la famiglia Tabacchi reagire con grande dignità. Dopo la tragedia era nato il “Progetto Giulia”, una raccolta fondi grazie alla quale i genitori hanno donato a varie scuole di Castelfranco giochi e strumenti interattivi, «per lasciare un segno tangibile e duraturo in ricordo del nostro angioletto», disse il papà Tiziano. Alcuni giochi arrivarono anche alla scuola primaria Pizzigoni di Cavazzona, quella che Giulia frequentava a pochi passi dalla sua casa.

F.D.

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Pubblicato su Gazzetta di Modena