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Modena, morto a 95 anni Carlo Candi, artista del pensiero creativo

Pittore e scultore affermato e uomo di impegno politico. È deceduto all’hospice di Castelfranco, lascia la moglie Ada, i figli Isabella, Eugenio e Connie I funerali domani alle 10

CASTELFRANCO. Una tensione per i grandi ideali derivati dalla partecipazione alla Resistenza e poi al ’68 e dall’amore per l’arte: ecco in sintesi, come ci indica il figlio Eugenio, Carlo Candi venuto a mancare domenica pomeriggio all’Hospice di Castelfranco (Casa della Salute “Regina Margherita”), dove l’artista, dopo essere stato ricoverato all’Ospedale di Baggiovara, ha voluto essere portato per gli ultimi giorni della sua esistenza per cure che alleviano il dolore. L’artista aveva 95 anni. Lascia la moglie Ada, i figli Isabella, Eugenio e Connie. I funerali si svolgeranno domani, alle 10, nelle camere ardenti del Policlinico, dove la salma è stata trasportata per poi essere tumulata a San Cataldo. Per sua volontà sarà esposta una bandiera dell’ex Pci e verranno suonati brani come “Bella ciao” e “Contessa”.

Candi, nato a Nonantola nel 1926, è stato un artista-intellettuale per formazione e per la pratica di una pittura di carattere colto. Decisivo per la sua educazione artistica il soggiorno per lungo tempo a Firenze, dopo gli studi all’Istituto Venturi di Modena, dove incisivi sono stati gli insegnamenti di Renzo Ghiozzi e Benito Boccolari. Nel capoluogo toscano, all’Accademia di Belle Arti, farà tesoro, tra il 1945 e il 1951, della lezione del pittore Ottone Rosai e dello scultore Romano Romanelli. Fondamentali gli incontri con il mondo di Papini, di Montale e con gli intellettuali del mitico Caffè delle Giubbe Rosse che porteranno Candi ad assorbire le più vive richieste di cultura di cui Firenze era, nel dopoguerra, depositaria. È lo stesso artista a riconoscere il valore di quella esperienza, quando nel 1980 tiene un’antologica alla Galleria Civica di Modena, ricordando la scoperta dei capolavori dell’arte italiana delle origini (Giotto, Cimabue, Masaccio…), e la mostra, più tardi, della collezione di Peggy Guggenheim, per la conoscenza delle avanguardie. «Proprio in quegli anni – nota Candi – venne radicandosi in me una convinzione che tuttora mantengo inalterata: cioè che quello che più conta non è tanto individuare un preciso terreno di riferimento culturale, quanto piuttosto mantenere viva la disponibilità intellettuale verso ciò che va accadendo».

E su questi principi prenderanno corpo la sua pittura e scultura, grazie anche ad una vita raccolta e cauta, ma attenta, vigile, sensibile alle vicissitudini sociali. Una vita “discreta”, quasi appartata, più dedicata alla ricerca, tanto che solo nel 1966, a circa 40 anni, si vedrà la sua prima mostra, alla Galleria della Sala di Cultura di Modena. Ciò accade anche perché Candi è vissuto per sei mesi a Londra, dove ha conosciuto il maestro Henri Moore, e per 10 anni in Calabria, dove ha insegnato, dal 1952 al 1962, educazione artistica nella scuola media. E l’attività di professore lo occuperà, poi, anche a Modena, dove sarà amico del noto docente universitario Emilio Mattioli che, nel testo critico della mostra del 1966, evidenzia “la sua possibilità di dialogo con le ultimi generazioni sulle basi di problemi artistici affini, il rifiuto dell’improvvisazione, la fiducia nella qualità come valore”. L’artista vive la vita come ricerca critica, con l’orgoglio di denunciare cedimenti e contraddizioni dell’uomo e della società. La fuga dell’uomo dalla sue responsabilità sarà motivo dominante delle sue maschere “inespressive”, di personaggi che acquistano l’aspetto di manichini e di marionette, senza che l’opera perda il senso di una pittura “pensata”, nutrita di esperienze creative, come la partecipazione con manifesti alle manifestazioni internazionali “Parole sui muri”, nel 1967 e 1968, a Fiumalbo.

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Pubblicato su Gazzetta di Modena