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La storia sempre attuale del martire “beato” Rivi

Libro ricco di immagini racconta la storia del giovane ucciso a Monchio 

Si contano a centinaia, anche negli ultimi anni e quasi tutti i giorni, i martiri di fede cristiana in varie parti del mondo. L’adesione a Cristo e alla sua Chiesa, viene pagata con uccisioni e aggressioni volute da moderni Erode. Così sempre attuale resta la storia di Rolando Rivi, trucidato a 14 anni dai partigiani comunisti a Monchio di Palagano. La sua colpa era quella di coltivare un’ardente vocazione al sacerdozio. La guerra aveva determinato un clima di odio contro la Chiesa e i sacerdoti. E la vittima da immolare sarà proprio lui, un ragazzino in tonaca che, “il 10 aprile 1945, finì in mano a un gruppo di partigiani comunisti a Monchio (Modena). “Lo portarono nella loro base e lo processarono come un colpevole. Poi emisero la sentenza: “Uccidiamolo, avremo un prete in meno”. In un bosco, presso Piane di Monchio, dopo averlo percosso e malmenato senza pietà, gli scavarono la fossa… Mentre Rolando, inginocchiatosi, pregava – scrive Paolo Risso, autore di vite di santi e libri di catechesi - il suo Gesù per sé, per i suoi genitori, forse per gli stessi aguzzini, questi lo presero a calci, poi, con due colpi di rivoltella al cuore e alla fronte, lo finirono barbaramente. Era il 13 aprile 1945, un venerdì, papà Roberto e don Camellini ritrovarono il suo corpo martoriato. Sepolto provvisoriamente a Monchio, un mese dopo, il 29 maggio 1945, tornava a S. Valentino di Castellarano tra la sua gente in lacrime che guardava a lui, come a un piccolo angelo, della razza dei martiri, uccisi dai senza-Dio”. Rolando verè stato proclamato “beato” il 5 ottobre 2013, al Palasport di Modena. Incessante il pellegrinaggio alla chiesa di San Valentino, dove la sua salma era stata traslata dal cimitero il 29 giugno 1997, ma continua anche a Piane di Monchio, dove Rolando è stato ucciso. E in occasione dell’ottavo anniversario della beatificazione del seminarista e nel novantesimo dalla nascita, è stato pubblicato il libro fotografico “La cura del silenzio nel bosco di Rolando”, curato da Morgana Montermini e don Alberto Zironi (coordinamento di Maria Grazia Casini, fotografia di Antonio Franchi e Dante Barbati, progetto grafico e stampa di Spazio Stampa – Sassuolo Edizioni). La prefazione è dell’Arcivescovo Erio Castelluccci che, in una bellissima pagina, mette in luce che il bosco, dopo la violenza, gli spari, “l’odio e le urla che l’hanno ferito, si riprende il silenzio che gli spetta… E il bosco continua a tacere. Il suo non è un silenzio pauroso e intimorito, nemmeno un silenzio attonito e stordito. E’ il silenzio che reclama una nuova pace, che interrompe la catena dei delitti causati dall’odio: quel male che ammala, se nessuno ha il coraggio di arrestarne il contagio. Il bosco ferma l’odio. Il bosco chiede silenzio al cuore. Solo il silenzio del cuore crea lo spazio per il ritorno dell’amore… L’amore è più forte della morte”.

Una piccola edicola ricorda l’efferato delitto. “La natura cancella le tracce di quel martirio, ma il silenzio s’impone per meditare su quel fatto di sangue”, dice la Montermini, musicista pluristrumentista, cantautrice e scrittrice, che ha scritto e interpretato la canzone “Miles Christri, l’inno al beato Rolando Rivi che si può ascoltare su youtube (internet). Sue anche tante scritte che accompagnano le immagini. Altre riassumono il pensiero di religiosi, scrittori, intellettuali: “Il silenzio può essere strada che conduce alla profondità (Etty Hillesum); “Il silenzio rende l’anima capace di contemplazione” (Beato Roberto di Romans); “tutti abbisognano di quel tanto di silenzio e di solitudine che permetta loro di avvertire, almeno di tanto in tanto, nel profondo, la segreta voce del più vero Essere” (Thomas Merto). Il bosco di Monchio si offre come un giardino che genera riflessioni, ma anche stupore e meraviglia. E rimanda, come nota in un incisivo testo Don Alberto Zironi, canonico priore del Capitolo di Nonantola e docente di teologia, al giardino di Gesù, che è luogo della sepoltura ma anche della sua Resurrezione. Singolare questo volume, che, riesce a sorprendere e a manifestare aspetti di una brevissima vita, tutta eccezionale e l’anima vera di un luogo. Il ricavato delle vendite (il libro è disponibile a 25 euro presso gli uffici della curia di Modena e a Monchio), alla parrocchia di Monchio per le strutture di accoglienza dei pellegrini.

Pubblicato su Gazzetta di Modena