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Modena, l'addio a Savigni: «Ciao Carlo, grande vecchio Non ti dimenticheremo mai»

Il commosso funerale di Savigni. Presenti volti noti dell’arte, della fotografia e della musica Il disegnatore De Maria: «Non si muore mai quando si lascia qualcosa di eccezionale» 

MODENA «Quando si lascia qualcosa di eccezionale non si muore mai e Carlo ci ha lasciato la sua voce e le sue fotografie che rimarranno sempre nel nostro cuore», così Guido De Maria, disegnatore e papà di Supergulp saluta l’amico Carlo Savigni durante la cerimonia funebre che si è tenuta ieri a Terra Cielo.

E alla cerimonia, semplice, ma molto sentita, erano tanti i personaggi noti modenesi del mondo dell’arte, della fotografia, della musica e del giornalismo che sono venuti a salutare «quel grande vecchio Carlone, l’innovatore e un grande amico» ricorda commosso il giornalista Daniele Soragni.

«Un grande uomo, con un cuore grande, anche se a volte poteva sembrare un po’ burbero, ma una persona capace di esserti amica e sempre un anno avanti a tutti gli altri», ha aggiunto Eugenio Forni, che lavorò nella redazione di Modena Radio City con lui. E sul fatto che fosse un innovatore, è d’accordo anche Diego Ferrari, attuale direttore di Radio Stella che lo ricorda come «colui che fece la storia della radio a Modena». A salutare Carlo anche molti dei «cretini nell’angolo dei cretini», come si definivano Carlo e i suoi amici quando si ritrovavano al bar Grand’ Italia alla fine degli anni Sessanta.

Tra questi Beppe Zagaglia: «Conoscevo Carlo fin da quando era piccolo e suo padre aveva il negozio in via Canalino. Ci siamo frequentati poi “nel bar dei cretini”. Io, Franco Fontana e Carlo Savigni del resto ci definivamo gli “F3”: i tre fotografi. Ognuno di noi aveva però il suo mondo, Carlo fotografava quei personaggi incredibili che anche io e Franco avremmo voluto ritrarre, soprattutto donne bellissime, ma non ci attentavamo, avremmo preso dei “matusa”». Zagaglia racconta che non dimenticherà mai quella volta che al suo arrivo al bar Italia vide Savigni sdraiato in terra con la sua Nikon mentre fotografava una bellissima ragazza: «Mi disse “vecchio, ti ricordi il film Blow up di Michelangelo Antonioni, beh, quello sono io”, così scoppiammo a ridere». Alla cerimonia anche Fausto Ferri, per anni responsabile degli allestimenti della Galleria Civica, insieme a molti storici collaboratori a Modena Radio City, come Patrizia e Daniela Moscatti e Cristina Biciocchi, direttrice di Profilo Donna che dice: «Era straordinario, è riuscito a creare una leggenda e a catalizzare intorno a sé persone che hanno lavorato alacremente ed è stata per tutti noi una grande scuola».

Presente anche Gianni Borelli, in arte Johnny Marins, fondatore di uno dei gruppi modenesi più importanti della Beat generation, per i quali Savigni realizzò la copertina del disco. «Io e Carlo eravamo compagni di banco in San Pietro e invece di ascoltare i professori scrivevamo canzoni. Ce n’è una che conoscevamo in pochissimi a Modena e si intitolava Mary Louise, in un inglese maccheronico ed era dedicata a una ragazza che non mi corrispondeva per niente.

La sera per cantare questa canzone ci ritrovavamo in qualche parco io, Carlo, Franco Ceccarelli dell’Equipe 84 e Guccini. Lui rimarrà sempre nel mio cuore così come in quello di tutti i modenesi».

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Pubblicato su Gazzetta di Modena