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Modena/ 1955. «Si fa propaganda sovversiva a scuola Attenti, professori»

Circolare del Ministro: c’è chi insinua nell’animo degli alunni il discredito verso i principi ideali della nostra società

MODENA. In Cittadella viene aggredita a scopo di rapina e percossa una prostituta, di cui non faccio il nome (ma che era ben nota in tutta la città). Aveva all’epoca 60 anni! E in Rua Muro, nel palazzo Castelvetro-Sacerdoti (oggi purtroppo mal tenuto), viene inaugurata la sede della “Protezione della Giovane”, che la “Gazzetta” definisce “un porto sicuro per fuggire le tempeste” (pongo al lettore un quesito a cui non sono mai riuscito a dare una risposta: nello spigolo del palazzo nel 1909 fu collocato un bel busto in terracotta del letterato Ludovico Castelvetro. Chi ne è stato l’autore?). E si riunisce il Consiglio Comunale, e iniziano le schermaglie e i battibecchi. Il prof. Feltri (D.C.) esordisce dichiarando che “non avrebbe presa la parola sulla relazione del Sindaco se in essa non avesse avuto l’onore di ampia citazione, per avere in pubblico comizio definiti i lavori dei bilanci preventivi dell’amministrazione social-comunista “ludi cartacei”. Ma la politica si occupa anche della scuola, con una circolare del Ministro della Pubblica Istruzione per “impedire nelle scuole la propaganda sovversiva”, che ha “richiamato fermamente l’attenzione del personale direttivo delle scuole di ogni ordine e grado sul caso talvolta rilevato di insegnanti che, profittando della loro posizione, insinuano nell’animo degli alunni il discredito verso i principi ideali della nostra società e verso le istituzioni della Repubblica”. /

Il ministro Ermini conclude: “Gli insegnanti sono al servizio esclusivo della Nazione: abuserebbero quindi della propria funzione, incorrendo nelle sanzioni di legge, coloro che della libertà si facessero scudo per mire non conformi al siffatto inderogabile principio”.


Giunge a Modena Amintore Fanfani, all’epoca Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana, che compie un veloce “pellegrinaggio” in molti Comuni della Provincia (l’ho conosciuto molto più tardi: era effettivamente “di bassa statura”).


Oggi assistiamo a profondi mutamenti politici, non solo in Italia, ma anche in Europa, con una diffusa presenza di forze “sovraniste”. Ma anche in quegli anni i tentativi di giungere a forme di unione fra gli Stati europei incontravano fortissime difficoltà. La Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) fu creata con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951, ma la CED (Comunità europea di difesa) fallì alla fine per l’opposizione politica della Francia. L'Unione europea occidentale, o UEO, era un'organizzazione di sicurezza militare e cooperazione politica, nata con il trattato di Bruxelles del 17 marzo 1948, i cui termini furono modificati il 23 ottobre 1954. In quell’anno ne entrarono a far parte anche Italia e Repubblica Federale Tedesca (L'Unione fu sciolta nel 2011). E naturalmente l’opposizione di sinistra in Italia fu molto forte. In marzo a Modena vengono dispersi in centro dalla Celere operai che attaccavano cartelli sotto il Portico del Collegio. Alcuni vengono fermati. L’Unione europea come la conosciamo oggi dovette attendere il Trattato di Roma del 25 marzo 1957.


E in febbraio giunge come al solito Sandrone che fa il suo “sproloquio” dal balcone del Municipio: “A j’ho nutè che la zitè la se sgrandida ala svelta, in ogni so pert, e che j’aiavì tirè so nelle campagne perisferiche una mocia ed cà che – sebein i sambren di gran scatloun cun i balcoun fat a comò mes fora dala fnestra come vuole la dilizia moderna – i dan la posibilitè ala geint ed ster a quert” (traduco per i non Modenesi: “Ho notato che la città si è ingrandita in fretta, in tutte le sue parti, e che sono state costruite in tutte le periferie un mucchio di case che, sebbene sembrino grandi scatoloni con i balconi fatti a comò messi fuori dalle finestre – come vuole l’edilizia moderna – offrono la possibilità, a chi può, di stare al coperto”).


Chi osservi attentamente la città nell’immediata periferia non può non notare la pessima architettura delle case del dopoguerra. Nevica molto e capita una brutta avventura al treno sulla linea Mantova-Carpi. All’altezza di Suzzara il conducente si accorge che la linea ferroviaria è bloccata da un palo del telegrafo caduto sotto il peso della neve. Il personale scende per rimuoverlo e scopre che i pali abbattuti sono decine. Impossibile proseguire. La neve continua a cadere e fa sempre più freddo. Le circa 40 persone sul convoglio si sono radunate in un solo vagone e hanno acceso giornali per fare alzare un poco la temperatura. Giunta la notizia a Modena un gruppo di cantonieri raggiunge il convoglio e cominciava il recupero dei pali. Il treno è arrivato a Modena alle 6 del mattino con sette ore di ritardo.



I quotidiani riportano quasi soltanto notizie tragiche: sulla Via Nonantolana un uomo impazzisce e tenta di accoltellare il figlio e la moglie, e poi si getta dal terzo piano.


Parliamo un attimo di politica, per far capire meglio come erano quegli anni. Sono ormai passati più di 70 anni da quel lontano 26 dicembre 1946 quando Giorgio Almirante, Pino Romualdi e Augusto De Marsanich si riunirono nello studio di Arturo Michelini per fondare il Movimento Sociale Italiano. Il Movimento Sociale del 1948 si dichiarava erede dell’ultimo fascismo, quello della Repubblica di Salò, e faceva suo il programma del Partito Fascista Repubblicano enunciato sulla “Carta di Verona”. La prima volta che il suo simbolo apparve sulle schede elettorali fu per le amministrative del 1947, quando elesse tre consiglieri in Campidoglio, mentre alle politiche del 1948 il MSI guidato da Giorgio Almirante ottenne il 2% alla Camera e l’1% al Senato.

Augusto De Marsanich, nel 1950, prese il posto di Almirante alla guida del partito e cercò di imprimere una svolta moderata al Movimento Sociale così da accelerare il suo ingresso nella vita democratica del Paese. Due anni più tardi, l’alleanza con i monarchici per le elezioni amministrative portò il MSI alla vittoria in sei Comuni del Sud: Napoli, Bari, Foggia, Benevento e Salerno. Alle elezioni politiche del 1953 il MSI vide triplicarsi i suoi voti passando dal 2 al 5,8%, e il congresso di Viareggio dell’anno successivo portò all’elezione a segretario di Arturo Michelini. Una scelta nel segno della continuità e della moderazione per proseguire quell’opera di ‘inserimento’ che iniziò a dare i suoi frutti con l’appoggio esterno ai governi Zoli e Segni.

Sarà il voto determinante dato al governo di Ferdinando Tambroni a provocare le manifestazioni di protesta a Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza, che impedirono al Movimento Sociale di celebrare nel capoluogo ligure il suo sesto Congresso. Alle elezioni comunali del 1951 a Modena ottenne 2.153 voti, con una percentuale del 2,96% e un seggio. Alle elezioni del 1956, unito al Partito Nazionale Monarchico, raggiunse il 4,27% con 3.455 voti e 2 seggi. Modena continuava però ad essere governata da una alleanza di sinistra, con Alfeo Corassori Sindaco fino al 1962. Nel 1944 una colonna di un centinaio di nazifascisti saliti dal versante toscano attaccò la formazione partigiana comandata da Otello Cavalieri che si era rifugiata a Capanna Tassoni.

Si scatenò un furioso combattimento che, dopo quattro ore, costrinse gli attaccanti alla ritirata, anche per l’arrivo di rinforzi dalle altre formazioni partigiane della zona. Otello Cavalieri, nome di battaglia “Fulmine”, era un famoso comandante partigiano (me lo ricordo). Viene trovato morto nel canale di San Pietro, nella griglia del ponte che collegava Via Morane con Via Vedriani. Qualcuno pensa subito ad un omicidio politico, ma la causa della morte è stata quasi certamente accidentale.

Ma come si viveva? Lo stipendio di un operaio era inferiore a 40.000 lire, e un caffè costava 40 lire, la pasta 190 lire al kg, la benzina 138 lire al litro, e un disco a 78 giri 800 lire. Poi in marzo la FIAT presenterà la “600”.

ROLANDO BUSSI

bussirolando@gmail.com

Pubblicato su Gazzetta di Modena