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Modena. Stupro, tentato sequestro e omicidio: dieci giorni di violenza contro le donne

Un criminale seriale, capace di spingersi fino all'omicidio e privo di empatia e controllo nei confronti delle vittime: così la Procura di Modena definisce Raffaele Esposito il cuoco di 34 anni, residente a Savignano accusato dell'omicidio di una ragazza romena di 31 a San Donnino, il 30 agosto.. L'uomo è accusato ancue della violenza sessuale avvenuta a Zocca il 24 agosto e del  tentato sequestro dello scorso 2 settembre di una 18enne in pieno giorno a Savignano sul Panaro. Ripercorriamo la vicenda. Testi di Carlo Gregori, Francesco Dondi e Daniele Montanari. A cura di Andrea Marini

Maniaco seriale e omicida che avrebbe potuto colpire ancora, se carabinieri e procura di Modena non lo avessero fermato. È questo il profilo attribuito dagli inquirenti a Raffaele Esposito, cuoco di 34 anni nato a Napoli, ma residente a Savignano sul Panaro, nel Modenese, accusato di aver ucciso una prostituta romena e poi di averne bruciato il corpo, ma anche di una violenza sessuale e di un tentativo di sequestro di persona, reati commessi ai danni di altre due donne, tutti nel giro di una decina di giorni.



Una inquietante serie di reati contro le donne che avrebbe potuto costituire la trama di uno dei tanti telefilm americani sulle menti criminali e i serial kille che abbondano in tv. Purtroppo era tutto vero e soprattutto questi reati hanno lasciato una donna che ha perso la vita barbaramente uccisa e due ragazze ancora sotto choc per quanto vissuto.  Tutto ha inizio il 24 agosto a Zocca.







24 AGOSTO. VIOLENZA SESSUALE IN UN GARAGE A ZOCCA




L'episodio di violenza sessuale che ha lasciato attonita la comunità di Zocca si è verificato la mattina del 24 agosto nel garage di un'abitazione in via Cava, zona nell'immediata periferia sud. Oggi è il primo dei tre casi per i quali è accusato Raffaele Esposito. Vittima è una 28enne che abita con marito e figlia. Verso le 7.30 stava uscendo di casa per andare a lavorare. Secondo quando riferito, appena scesa in garage (situato in uno spazio aperto) è stata aggredita da un uomo a volto coperto appostato in agguato. Una persona che, da quanto si è appreso ieri dagli investigatori, la ragazza conosceva ma che in quella circostanza non ha potuto riconoscere perché a volto coperto.



Mentre lei stava salendo in macchina, lui le è balzato addosso con l'intento di violentarla, ma la ragazza ha reagito: nella colluttazione, tra le urla, è riuscita a divincolarsi e fuggire all'esterno del box e quindi a rifugiarsi da vicini. Al che è scappato anche l'aggressore, probabilmente utilizzando la stessa Lancia Y bianca poi ripresa a Savignano il 2 settembre nell'altro episodio di violenza, segnato anch'esso da una forte reazione della vittima. Ancora sotto choc per l'accaduto, la 28enne si è recata subito dai carabinieri di Zocca per denunciare la violenza sessuale.



È stata quindi condotta in ambulanza al Pronto Soccorso del Policlinico, dove è arrivata verso le 10.30 facendo attivare il protocollo anti-violenza previsto in questi casi con tutti i test, i cui referti sono stati trasmessi dalla Medicina legale ai carabinieri. È stata curata anche per una distorsione a una caviglia legata a una caduta durante la fuga. Non è più uscita di casa finché non le hanno detto che l’aggressore era stato arrestato.


 

30 AGOSTO IL BRUTALE OMICIDIO DI NICOLETA



 

Nella zona di via Cialdini Raffaele Esposito avvicina una prostituta rumena Nicoleta Vasilica Neata, forse per concordare un rapporto sessuale. In via Breda la donna viene caricata, ma accade qualcosa che fa scattare una reazione violenta di Esposito che si scatena e proibabilmente a colpi di bastone, e forse strangolandola, tramortisce e uccida la 31enne.



 



Poi carica il suo corpo ormai privo di vita nella y bianca di proprietà della figliastra della sua compagna e la poerta fino ai margini dei laghetti "Vini Natura" di San Donnino, zona nota per essere luogo di incontri ambigui e in cui si appartano uomini con le prostitute. Prima a un distributore di benzina sulla Vignolese  riempie una tanica di benzina. Gli servirà per cospargere il corpo di Nicoleta. Per appiccare e alimentare il fuoco utilizza un libro di testo che trova nel bagagliaio dell'auto della sua compagna.





E' un libro della figliastra. E grazie a quel libro, in cui c'era il nome della figliastra, i carabinieir riusciranno poi a collegare Esposito al delitto. Gli inquirenti non escludono che la donna sia stata bruciata mentre era ancora viva o in fin di vita. Poi Esposito torna a casa. Il gps dell'assicurazione installato sulla Y bianca, che ha permesos id collegare Esposito ai luoghi dei tre reati di cui è accusato, rivelerà ai carabinieri che prima di fare ritorno a casa è andato in un bar di Spilamberto, dove ha speso qualche euro giocando ai videopoker.






 

2 SETTEMBRE TENTATO SEQUESTRO A SAVIGNANO



È domenica 2 settembre. È pomeriggio e ragazza diciottenne passeggia per Savignano. In quella giornata assolata e calda lungo la strada si sente come osservata: nota Raffaele Esposito che la segue a breve distanza. Percepisce un pericolo: in quello sguardo c’è qualcosa di inquietante. Accelera il passo, lui fa altrettanto. Lei scappa e lo semina. Quindi la ragazza, già in quella fase, aveva percepito che poteva accadere qualcosa di sgradevole.





Neppure un’ora dopo torna a camminare in paese per darsi coraggio, forse cercando di esorcizzare l’accaduto, ma un’auto bianca le taglia la strada. Scende Esposito, apre la portiera posteriore, le si avvicina - e come si osserva nel video - dice diessere un carabiniere, cerca di afferrarla e trascinarla. Lei si divincola, scappa, riesce a raccogliere la borsetta caduta e fugge a gambe levate, mentre lui torna all’auto. Il tutto viene documentato da un video che ha fatto il giro d'Italia. Le immagini sono riprese da una telecamerta di sicurezza di un'abitazione privata. E' stata la stessa ragazza, nei momenti concitati, a notarla e in seguito a fornire indicazioni in merito agli investigatori.





  Per la Procura in quella scena c’è tutto il senso di un tentativo di sequestro avvenuto in pieno giorno, di domenica pomeriggio, senza neppure coprirsi il volto.Come spiega il legale di parte offesa che segue la vittima, l’avvocato bolognese Andrea Margotti, la ragazza non aveva mai visto quell’uomo.  La ragazza lo denuncerà immediatamente ai carabinieri che avvieranno le indagini e, grazie al gps dell’auto della figliastra di Esposito, confermeranno la presenza del cuoco in quel posto. Scatta il fermo, poi convalidato dal gip. E poi a cascata l’indagine si volge agli altri due casi. Resta aperta una terribile domanda: cosa avrebbe fatto a quella ragazza sconosciuta che voleva rapire?




"RAFFAELE ESPOSITO CRIMINALE SERIALE E PERICOLOSO"



Chi è Raffaele Esposito? Ha 34 anni, cuoco napoletano d'origini, da qualche anno residente nel Modenese. Prima a Guiglia e da qualche anno con la compagna a Savignano. Lavora in un agriturismo della zona. Per Procura e investigatori è un uomo il cui comportamento è “quello di un vero e proprio criminale seriale capace di arrivare sino all’omicidio”, scrivono i pubblici ministeri, guidati da procuratore capo Lucia Musti, nella richiesta di custodia cautelare, accolta dal Gip.


 



 

Una persona per cui è lecito domandarsi se sia “incapace di controllare i suoi impulsi” che si trasformano in “atti di estrema violenza”; “pericolosa, assolutamente priva di controllo e di empatia verso le vittime”. Si era addirittura qualificato come carabiniere nel tentativo di carpire la fiducia della giovane di Savignano, brava e coraggiosa nello scampare al sequestro di via Claudia. Che Esposito, origini campane, per anni residente a Guiglia dove ha diversi parenti e da alcuni anni convivente con la compagna in via Galdello, avesse derive violente lo hanno certificato anche i testimoni ascoltati dai carabinieri di Savignano, insieme a quelli del Nucleo Operativo di Modena e del Nucleo Investigativo di Pavullo. Con la moglie ci sono stati alcuni episodi di screzi domestici - mai denunciati - che raccontano di una persona impulsiva e senza inibizioni. Ma la vita parallela del cuoco era sconosciuta a tutti, non solo ai familiari più stretti. Lo confermano anche nell’agriturismo dove lavorava come cuoco da anni.


LO STUPORE DEI COLLEGHI


I colleghi sono rimasti inorriditi dall’epilogo di quello che viene descritto come “un tipo mite, magari con qualche problema e che tanto è stato aiutato dai proprietari”. Ogni giorno si recava sul posto di lavoro e aveva mantenuto l’impiego anche dopo il cambio di gestione della struttura.


 



Aveva bisogno di soldi ed era considerato un discreto lavoratore, quantomeno affidabile tra fornelli e pentole. Convinzioni che sono crollate quando si è sparsa la voce dell’arresto. E in quei frangenti hanno iniziato a circolare i primi sospetti, le prime ammissioni, i dubbi sulla vita segreta di un padre di famiglia e cuoco che aveva lavorato - con risultati alterni - in diversi locali di Savignano e del circondario, senza mai trovare una stabilità occupazionale. Da ormai un mese è in carcere e “spero ci resti se davvero ha fatto quelle cose”, ammette a denti stretti un conoscente ed ex collega. Servirà comunque tempo per delineare nel dettaglio il profilo del presunto assassino visto che “non è la prima volta che si scoprono persone affette da bipolarismo”.


 




 

LE PROVE CHE LO INCHIODANO



 

Raffaele Esposito ha confessato per la violenza sessuale a Zocca. D’altra parte lo aveva riconosciuto la 28enne sessualmente aggredita nel garage, anche se il bruto era a volto coperto: lo conosceva di vista. Per il caso di Savignano le fasi del sequestro sono state riprese dalle telecamere di una abitazione. È inquadrata la Lancia Y bianca della figliastra di Esposito e lo comprovano il gps interno e anche il cellulare.


 

Sull'omicidio della prostituta avrebbe incolpato misteriosi uomini di colore («nigeriani»), ammettendo però di aver bruciato il corpo a San Donnino e di averlo fatto per paura. Una versione ritenuta fantasiosa e inverosimile dagli inquirenti. Resta il fatto che la distruzione del cadavere è avvenuta sempre dopo aver trasportato il corpo morto della povera Nicoleta, la 31enne uccisa, nel bagagliaio della stessa Lancia Y.





Lo dimostrano le tracce rilevate dai Ris di Parma, il gps e il telefono. Soprattutto lo dimostra la copertina del libro bruciato nel rogo del corpo. Il nome scritto era di una studentessa: è sempre la figliastra di Esposito, che teneva nel bagagliaio i suoi libri di scuola usati da vendere. Le prove raccolte dai carabinieri e dal pool di tre magistrati della Procura (Musti, Imperato e Natalini) sono tante ma soprattutto si incrociano tra loro formando una trama probatoria imponente che, già a prima vista, ha convinto anche il gip Barbara Malvasi quando quasi un mese fa ha autorizzato la custodia cautelare in carcere di Esposito dopo il tentanto rapimento. La difesa dovrà lavorare su questi intrecci di dati e reperti.



Li hanno raccolti i carabinieri di tutto il comando provinciale di Modena: da quelli delle stazioni locali interessate, principalmente Zocca, Savignano e San Damaso, fino a tutti reparti investigativi e scientifici, più i Ris di Parma. Un impegno totale durato almeno tre settimane, senza sosta e senza orari e che ancora adesso non è concluso: adesso si scava nel passato del cuoco. Ma il colpo più spettacolare nell’indagine è stato messo a segno con un lavoro interprofessionale compiuto nel corso dell’autopsia. Il ritrovamento di un chiodo piccolo - che faceva pensare a piercing - ha permesso di identificare la povera “lucciola” uccisa e bruciata. Il chiodo recuperato dal medico legale è di tipo endomidollare.



Un pezzo di importazione: ne esistono due in tutta Italia. E uno era stato impiantato a Nicoleta in un intervento chirurgico a Vicenza avvenuto il 16 dicembre 2013 per le lesioni conseguenti a un incidente stradale. Quel piccolo oggetto metallico è stato determinante per arrivare a lei, una ragazza rumena con parenti nel Modenese che “lavorava” sui marciapiedi tra Vicenza e Padova e che recentemente “agganciava” i clienti anche sulle strade di Modena. Tutto questo è emerso da un corpo frantumato in due pezzi, senza arti, ischeletrito e carbonizzato. Un risultato eccellente frutto di unione tra scienze forensi, medicina e investigazione tradizionale. I Ris di Parma hanno già fornito un’anticipazione delle analisi, ha spiegato la Musti, ma altre sorprese potrebbero arrivare dai reperti recuperati. —

Pubblicato su Gazzetta di Modena