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Jack, 29 anni. Morto nello schianto dopo la discoteca

Schianto sulla complanare alle 4 del mattino. Perde la vita il conducente: Giacomo Montella, 29enne che abitava a Spezzano Ricoverate a Baggiovara le sue amiche di 26 e 20 anni: una operata, l’altra grave Testi di Carlo Gregori

LA DINAMICA DELL'INCIDENTE

La serata non poteva finire con la discoteca. L’appuntamento era con gli amici al bar per il caffè e la pasta calda alle 4 del mattino. L’auto è diretta lungo la complanare verso la Nuova Estense. Sta distanziando gli amici di quasi di un chilometro. La guida un 29enne conosciuto nei locali modenesi; con lui ci sono due giovani amiche modenesi conosciute da poco. Il rettilineo è ormai finito ma la curva per la rotatoria del cavalcavia autostradale appare improvvisamente, è troppo stretta e l’auto si lancia al lato della rampa di servizio per i lavori e poi comincia una serie di salti infernali e rotola fino a che non si ferma a metà del prato. Così è morto il guidatore: Giacomo Montella, 29enne di Spezzano di Fiorano.

E così sono rimaste seriamente ferite le sue due amiche sbalzate fuori dall’auto: la 26enne V.G. di Modena che si trovava sul sedile posteriore dietro di lui (quindi al lato sinistro) e la giovane amica di lei S.M., 20enne di Serramazzoni. Le due ragazze sono state portate a Baggiovara: se la 26enne ne avrà per 40 giorni, la ventenne è in prognosi riservata per varie fratture.

Appena avvenuto l’incidente, è arrivata la seconda auto con i due amici a bordo. Hanno chiamato i soccorsi, hanno cercato loro stessi di fare qualcosa per Giacomo ma è stato tutto inutile. È il quarto incidente mortale a Modena e provincia di questo 2019 (il quinto, se si aggiunge l’assurda morte di Slavomir Andreaas Lamberti, 28 anni, vittima in A1 a Lodi di un incidente multiplo causato dai cinghiali).


L’incidente è avvenuto ieri alle 4 di mattina nello spiazzo della Complanare Einaudi proprio all’inizio del curvone che porta all’uscita sulla rotatoria di Santa Maria di Mugnano. Un posto già teatro di altri gravi incidenti. Cosa è successo esattamente, è ancora da chiarire. Stanno svolgendo indagini gli agenti della Infortunistica della polizia municipale. I corpo di Giacomo sarà poi sottoposto ad accertamenti da parte della Medicina legale.

Secondo le testimonianze raccolte, il gruppo di cinque si era riunito domenica per una serata in una nota discoteca a Modena.

Tra drink, balli e chiacchiere le ore sono diventate piccole e intorno alle 4, quando il locale ha chiuso, i giovani hanno deciso di finire la serata con il classico caffè con la pasta ancora calda di forno. Per questo hanno scelto un bar aperto sulla Via Emilia Est. Deciso l’appuntamento, si sono divisi in due auto: sul Maggiolone si trovavano Giacomo alla guida e due passeggere; l’amica 26enne e l’amica di lei, 20enne. Sull’altra auto due amici di Giacomo.

La Complanare era vuota e il Maggiolone ha staccato l’altra auto dandole distanza. Poi, al momento di affrontare la curva, è avvenuto l’errore: l’auto ha tirato dritto. Non del tutto, però: non è finita sulla strada ghiaiosa di servizio, è invece sfrecciata al lato dove si trova un canalone centrale che l’auto ha percorso tutto strisciando sul la fiancata sinistra e poi ha iniziato a schiantarsi, a capottare e sobbalzare nel prato pieno di buche. Anche se ferita, l’amica 26enne ha trovato la forza di dare l’allarme agli amici al bar che li stavano aspettando. Intanto i due amici sull’auto al seguito hanno chiamato il 118.


Come detto, è il quarto incidente mortale del 2019: il 4 gennaio a Prignano il 71enne Federico Debbia, l’8 gennaio a Fiumalbo il pastore 77enne Orfeo Pellegrino, il 12 a Ravarino il solarese 22enne Matteo Pedrazzi.

JACK RUBACUORI: RAGAZZO BRILLANTE CHE AMAVA STARE CON GLI AMICI

Giacomo era una figura conosciuta nella vita notturna modenese. Un giovane appassionato delle serate in discoteca in città. Un amico sempre disponibile e in prima fila al momento di divertirsi. Uno con una fama di rubacuori con le ragazze. «Lo chiamavamo Jack. Era il nomignolo tra noi amici più intimi», racconta uno di loro davanti alla Medicina Legale a questa tragica riunione che nessuno avrebbe mai immaginato di partecipare. Jack aveva compiuto 29 anni da poco, alla fine del 2018.


Nato a Sassuolo, proveniva da una famiglia di sportivi di origini campane. Il padre è stato ciclista professionista, il cugino del padre è il celebre Vincenzo Montella, calciatore in serie A e oggi allenatore. Il papà di Giacomo aveva avuto un momento di notorietà sportiva: il suo impegno nel ciclismo lo aveva portato a indossare la maglia della Giacobazzi.


Giacomo invece non aveva una vocazione per lo sport, né un lavoro in particolare. Ma era brillante, era un mattatore tra gli amici. La scuola per lui non era finita e stava seguendo i corsi serali dell’Ipsia Ferrari di Maranello, l’istituto che sforna tecnici meccanici di alto profilo. Cercava lavoro, lo aveva detto a tutti i conoscenti la scorsa estate. Ma per ora un’attività non l’aveva. Abitava a Spezzano con i genitori ma in realtà era spesso in giro per i suoi appuntamenti e per incontrare i suoi amici sparsi qua e là tra Sassuolo e Modena.

Nel corso degli anni si era creato un giro di amicizie molto stretto e unito: quello degli amici più intimi, ragazzi che conosceva da sempre, quasi tutti della zona di Fiorano e dintorni.

Poi c’erano quelli delle serate in discoteca, gli amici occasionali conosciuti tra una serata e l’altra e anche le ragazze. Giacomo piaceva molto alle ragazze. Sulla sua pagina Facebook nessuna si tirava indietro per fargli un complimento.


Gli amici ripetono che “Jack” era un conoscitore di tutte le strade della nostra provincia, anche di quelle basse: le faceva avanti e indietro per portare in giro gli amici o accompagnarli a casa. Aveva una buona confidenza con le auto. Ma questo non significa nulla. L’altra notte, quando oprmai era mattina, un tragico incidente se lo è portato via. —

LA TESTIMONIANZA DEGLI AMICI

«Eravamo già arrivati al bar e li aspettavamo per la colazione. Siccome non arrivavano ho chiamato mia sorella. Quando ha risposto, le ho chiesto subito dove fossero. Mi ha detto solo: "Giacomo è morto"». Rosa è pallida e ha smesso di piangere ma è provata. Non dorme dal giorno prima. Quella che doveva essere la coda di una bella serata con gli amici in discoteca è diventata un incubo: la sorella è una delle ragazze sbalzate dall’auto guidata da Giacomo Montella. Ora è ricoverata a Baggiovara e l’hanno operata a un’anca: la prognosi emessa ieri è di 40 giorni ma resterà sotto osservazione per i traumi e le fratture riportate.


Si conoscevano tutti da pochi giorni. È una delle poche cose che aggiunge Rosa prima di andarsene: «Mia sorella lo frequentava da poco tempo ma erano diventati amici». A lei si uniscono gli amici storici di “Jack”, come veniva chiamato affettuosamente dalla sua compagnia di Fiorano. (Montella abitava a Spezzano). Amici storici, come il giovane che nasconde il suo dolore dietro gli occhiali da sole: «Io e Jack eravamo più che amici, eravamo fratelli.

Sempre insieme, sempre uniti in vacanza, alle feste, alle serate in discoteca. Abbiamo passato una vita insieme e giorni indimenticabili. Lo conosco da quando eravamo ragazzi: abitiamo a breve distanza. L’altra sera non c’ero: sono rimasto a casa». Sono tanti altri gli amici legati al 29enne morto ad aver partecipato ieri mattina a un primo incontro per stringersi attorno ai familiari di Montella e non lasciarli soli in quel momento di dolore terribile. Sono rimasti per ore in piedi e in silenzio davanti alla Medicina Legale senza dire nulla, solo per testimoniare il loro affetto. —


 

L'ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA STRADA: "SU QUELLA STRADA SI CORRE TROPPO"

Franco Piacentini, responsabile dell’Associazione nazionale Familiari vittime della strada, commenta: «Sono stati tutti sbalzati: bisognerebbe accertare subito se avevano cinture. È ragionevole supporre che non fossero allacciate. Poi va considerata la stanchezza dato l’orario e probabilmente c’era anche un problema di velocità. Dopo di che sappiamo che la Complanare doveva continuare fino a San Donnino e la stiamo ancora aspettando. Quella curva è pericolo, bisogna far sì che chi arriva alla curva percepisca subito il pericolo. Se la strada è deserta, non te l’aspetti e tiri dritto. Forse su questo tratto si potrebbe posizionare un’apparecchiatura fissa per la velocità soprattutto di notte. Meno traffico c’è lì e più forte si va. Spero che le ragazze si rimettano presto». —

Pubblicato su Gazzetta di Modena