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Modena, l’anziano ciclista investito ha donato gli organi

Il funerale del 68enne Massimo Mattioli sarà celebrato terminata l’autopsia. Polemiche in via Respighi: «Qui si continua a morire e nessuno fa nulla»

MODENA.  Massimo Mattioli, il ciclista di 68 anni spirato in ospedale dopo essere stato investito da un camion, ha donato gli organi. Un estremo gesto di generosità per questo pensionato per il quale, al fine di chiarire con esattezza le cause del decesso, è stata disposta una autopsia presso la Medicina Legale. Per questo motivo, in attesa del nulla osta dei medici e della procura, non è ancora stata fissata la data del suo funerale.


L’anziano, che abita in via Gordigiani, una laterale di viale Caduti sul Lavoro, l’altra mattina era in sella alla sua bicicletta elettrica e stava percorrendo via Respighi , una delle strade che si conferma essere tra le più pericolose di Modena.

Non per niente, giunto all'altezza dell’incrocio via Bazzini, ecco l’incidente.

Un camion cisterna di una ditta di spurgo, condotto da un 40enne, si è immesso in via Respighi per raggiungere la strada di fronte e da lì la via Emilia Est. Proprio in quell’istante c’è stato il passaggio della bici elettrica: l’anziano è stato investito ed è caduto al suolo sbattendo la testa. Sul posto, oltre ai mezzi di soccorso una pattuglia dell'infortunistica della polizia municipale che ha effettuato i rilievi di legge. Dopo qualche ora, nella serata di lunedì, nel reparto di terapia intensiva dove era stato ricoverato in prognosi riservata, per Massimo Mattioli è sopraggiunto il decesso.


Questa ennesima tragedia della strada riaccende le polemiche sulla pericolosità di via Respighi, il lungo rettilineo a Modena Est che si snoda dal sottopasso sino (diventando via Marinuzzi), all’incrocio con viale Caduti sul lavoro. «Qui si continua a morire e nessuno fa nulla. Le forze dell’ordine, la Municipale in particolare - dicono alcuni esercenti della zona - vengono ogni tanto, sopratutto quando ci sono degli incidenti. Fanno dei controlli e multe col rilevatore di velocità e poi tutto finisce lì, si aspetta che accada un altro incidente per ricominciare da capo». «Lungo questo tratto auto, mezzi pesanti e moto - proseguono i residenti - sfrecciano, vanno a velocità molto sostenuta ma il rettilineo è percorso da biciclette, motorini ed è attraversato da pedoni. Non c’è tutela per loro, ogni giorno sono tutti a rischio. I Tir, che gravitano in zona per la presenza di grosse ditte, quando si immettono occupano tutto lo spazio ed è impossibile creare delle rotonde. Ma qualcosa va fatto. Magari sarebbe opportuno installare dei dossi lungo le strade laterali».


«All'incrocio con via degli Scarlatti - fa eco un altro commerciante - quasi ogni giorno c’è qualcosa. La segnaletica orizzontale, rifatta in occasione dell’ultimo grosso incidente, adesso è già sbiadita. Bisogna trovare e creare delle soluzioni, magari mettendo una rotonda, una “collina” in mezzo all’incrocio, non solo in questo, una specie di deterrente che può attirare l'attenzione di chi attraversa l'intersezione». —



 

Pubblicato su Gazzetta di Modena