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Modena. Uccise il fratello violento Dopo sei anni esce dal carcere

Umiliata e vessata, Giordana Guidi sparò 30 colpi contro Gabriele freddandolo Ha già scontato due terzi della pena: lavorerà a casa seguita dai Servizi Sociali



Giordana Guidi è uscita dal carcere. La donna modenese di 49 anni condannata a 9 anni e 4 mesi di detenzione per l’omicidio del fratello Gabriele che la maltrattava costantemente - uno degli episodi più clamorosi di cronaca nera avvenuto a Modena negli ultimi anni - è tornata ieri a casa sua, nella tenuta agricola di Stradello Ponte di Ferro, nei pressi di Sant’Anna. Ha scontato quasi sei anni di carcere.

Lì trascorrerà il resto della sua pena in affidamento in prova. Si occuperà dei lavori agricoli e della conduzione della casa di famiglia.

La misura alternativa alla detenzione in carcere, concessa dal magistrato di sorveglianza su richiesta dell’avvocato Gianpaolo Ronsisvalle, si inserisce al termine di una controversa vicenda giudiziaria nella quale lei ha sempre protestato la necessità di difendersi sparando contro il congiunto violento che, a suo dire, non perdeva occasione per umiliarla e vessarla: «Ho dovuto farlo - spiegò Giordana - perché altrimenti sarei un’altra donna morta. Le istituzioni si prendano le loro responsabilità per fare il loro dovere, cosa che non hanno fatto». Un omicidio in conseguenza di una situazione di violenza tra le mura di famiglia, insomma. Della situazione anomala vissuta da Giordana hanno tenuto conto anche i giudici: in primo grado al termine del processo abbreviato le diedero 10 anni e 8 mesi di carcere (comprensivi dello sconto di un terzo della pena per il rito scelto), ridotti in appello a 9 anni e 4 mesi.

Il 25 novembre 2016 la polizia si recò a prenderla a casa per portarla alla sezione femminile di Sant’Anna: la condanna era diventata esecutiva. Doveva scontare ancora 6 anni e 11 mesi. Da allora è rimasta in cella. Sono passati 2 anni e 5 mesi. Considerando che tra arresti e detenzione, Giordana ha già scontato in tutto 5 anni e 7 mesi di reclusione, il giudice di sorveglianza ha deciso di affidarla ai Servizi Sociali. La decisione è legata probabilmente alla considerazione delle circostanze uniche che avevano portato a quel delitto: Giordana non ha mai più dato segno di ricorrere alla violenza. Non tutti però la pensano così. Di questa situazione per lei umiliante erano all’oscuro gli amici dei Guidi che all’indomani del delitto dissero parole chiare: «Gabriele Guidi non era un mostro. Era uno che lavorava dalla mattina alla sera, che sgobbava, che si dava da fare e che si lamentava perché, al contrario, in quella casa nessuno muoveva un dito. Di questo si lamentava, brontolava con noi quando lo incontravamo in giro con il trattore mentre rincasava. Con noi non è mai stato violento e non avremmo mai immaginato che lo potesse essere con qualcuno, tanto meno con i suoi fratelli e le sorelle».

Fatto stra che Giordana, di fronte all’ultima provocazione, quella mattina del 20 dicembre 2012 prese la pistola Glock calibro 9 che utilizzava per attività sportive e sparò trenta colpi al fratello, colpendolo a morte. Un gesto inequivocabile. —



Pubblicato su Gazzetta di Modena