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Modena. Una folla per Marco «Quel gigante gentile che portava allegria»

Circa ottocento persone per il funerale del 17enne Salmi travolto in bicicletta Gli amici scout: «Sei parte di noi e siamo fieri di averti conosciuto. Buona strada»

Due ali azzurre circondano l’altare della chiesa gremita di Santa Teresa. Sono i ragazzi e le ragazze del gruppo scout di Modena 5, quello in cui Marco Salmi è cresciuto e ha percorso la sua strada, per usare un termine caro agli scout. Gli amici di tante avventure e di tanti campi estivi non lo hanno lasciato solo nemmeno in questo ultimo viaggio, dopo che mercoledì mattina proprio la strada, stavolta quella grigia della città, se lo è portato via in un tragico incidente a poche centinaia di metri da lì. Con loro una comunità intera, circa 800 persone. Chi in chiesa. Chi, non trovando posto, in piedi fuori in un freddo sabato mattina di gennaio. Sono lì per salutare quel 17enne sorridente. In prima fila la famiglia di Marco.

«INSOPPORTABILE»

«Siamo qui per condividere il dolore e lo smarrimento. Siamo qui per esprimere tutta la nostra vicinanza a voi», dice alla famiglia padre Giuliano Stenico che celebra il rito funebre assieme a don Boguslaw Kulesza, parroco di Santa Teresa.

Padre Stenico non è solo presidente del Ceis, ma è anche legato a Chiara e Francesco, i genitori di Marco. Lo si avverte nelle sue parole che sono quelle di una guida spirituale, ma anche quelle di un amico che sta soffrendo: «Non c’è dolore più grande per una madre e per un padre che dover sopravvivere al proprio figlio. E tutti noi, fratelli, parenti e amici avvertiamo un’ingiustizia inspiegabile e insopportabile per una vita così giovane che viene stroncata così presto da un evento drammatico. E purtroppo non è così raro che accada dentro i ritmi delle nostre giornate sempre e troppo affrettate».

Ma Padre Stenico, nel corso dell’omelia, guida i presenti in una lettura cristiana di un evento talmente tragico da non trovare spiegazioni: «Da ogni perdita nascerà un significato che ci restituirà energia. Anche se ora siamo oppressi dalla pesantezza e dal vuoto, da sentimenti opposti che si alternano dentro di noi. Dobbiamo avere la fiducia che un senso ci invaderà. E un segnale, un’anticipazione, Chiara e Francesco ce lo hanno già dato quando hanno deciso di donare cornee e tessuti di Marco per dire che la vita non solo continua, ma rigenera. Chiara e Francesco hanno amato Marco e Marco ha amato loro, come ha amato noi e questa memoria non verrà mai meno. Ogni volta che ascolteremo con interesse chi è nel bisogno e ogni volta che faremo una carezza sentiremo in noi agire la sensibilità di Marco, sentiremo la sua mano che accarezza con noi l’altro. Perché Marco era buono, gentile, sereno».

LE PASSIONI DI MARCO

Marco era tante cose, ma soprattutto era un adolescente con le passioni tipiche di quell’età. Passioni ricordate nel corso dell’offertorio, quando all’altare sono stati portati oggetti a lui cari.

Cesare, uno dei suoi migliori amici, ha portato un pallone da basket, poi il fazzolettone colorato degli scout, gli spartiti musicali che amava suonare con la tastiera. Infine i biglietti dove gli amici scout hanno scritto un ricordo durante la veglia in sua memoria.

IL BANCO VUOTO

Non potevano mancare i compagni di scuola, quelli della terza tecnico agrario dell’istituo Spallanzani di Castelfranco. Era lì che Marco era diretto mercoledì mattina quando è avvenuto l’incidente.

«Ci sentiamo basiti - racconta il professor Francesco Vizzini - Il banco vuoto che ci lasci, proprio lì sulla sinistra accanto a Luca, ci costringerà ogni giorno a pensarti e ricordarti. Il vuoto maggiore che lasci, però, è quello nel nostro cuore: quel vuoto che ci rende tristi e ci fa entrare nello sconforto. Quel vuoto che hai quando perdi qualcosa di caro. È il vuoto della solitudine rappresentato della tua mancanza nel nostro quotidiano. Marco era un mite di cuore, dallo sguardo diretto, penetrante e profondo. Qualità di cui tutti abbiamo bisogno. In ogni tempo. Ci hai insegnato molto con il tuo modo di essere garbato e discreto. Si può fare tanto rumore anche restando in silenzio e tu Marco lo hai fatto».

Poi è la volta dei compagni di classe: «Ti vogliamo ricordare così gentile e sorridente. Pur essendo stato con noi solo quattro mesi, tutti abbiamo capito quanto valevi. Appena arrivata la triste notizia siamo rimasti scioccati. L’idea di lasciare questo mondo a questa età ci fa rabbrividire. Solo pensando a quante cose dobbiamo ancora fare e dire. Questa vita che a 17 anni sei stato costretto a lasciare era ancora piena di esperienze da compiere e luoghi da visitare. Io sono ancora qua che ti penso. Ciao Marco mi mancherà il tuo sorriso. Purtroppo la sorte ci ha già diviso ti vorrei tanto chiedere come si sta lassù. Alzo la testa e il cielo è dipinto di blu. Sarai tu che l’hai reso così splendente. Adesso lassù c’è un angelo sorridente».

«BUONA STRADA»

La chiesa ascolta in silenzio così come ascolta i saluti delle studentesse del liceo Sigonio, dove Chiara, la madre di Marco, è professoressa. Via via si alternano all’altare amici e parenti. E non potevano mancare quelle magliette azzurre. Parla uno solo, Marcello Costa. E lo fa a nome di tutti: «Sarà difficile scordare la tua polo sempre spiegazzata durante le attività - racconta con voce ferma -L’uniforme mai perfetta e i capelli perennemente scompigliati che insieme al tuo immancabile sorriso ci regalavano delle gran risate. Eri buono con tutti. Sempre disponibile a dare una mano, anche se sempre con la testa tra le nuvole. Non a caso hai vinto per quattro anni di fila il premio di “mister sdondo”». Un sorriso di affetto che sembra una boccata di ossigeno riempie la chiesa, prima che Marcello riprenda: «Sei parte di noi e siamo fieri di aver conosciuto quel grande gigante gentile sempre pronto a darci la paga al campetto. Ciao Marcone. Ti vogliamo bene e ci mancherai. Buona strada». —

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Pubblicato su Gazzetta di Modena